Delitto di via Poma: nessun alibi per Busco

Chiesta la conferma della condanna – Sarebbe questa la motivazione principale in base alla quale il procuratore generale Alberto Cozzella ha chiesto la conferma della condanna a 24 anni di carcere per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto a Roma, in via Poma il 7 agosto 1990. Raniero Busco, fidanzato della vittima all’epoca dei fatti, non avrebbe alibi che possano scagionarlo dall’aver compiuto il delitto.

La precedente sentenza – Nel gennaio dello scorso anno Busco era stato condannato come unico responsabile dell’efferato omicidio, in quanto i testimoni da lui indicati come persone che avrebbero dovuto confermare il suo alibi per la notte del delitto, lo avevano in realtà smentito. Inoltre il pg ha puntato il dito contro il perito d’ufficio che avrebbe negato che il segno sul seno della Cesaroni fosse attribuibile a un morso, criticandone quindi la perizia che ne è derivata. Il morso porta l’impronta dentale di Busco e, se aggiunto al dna trovato sugli abiti della ragazza e l’assenza di alibi per la notte del delitto, ne confermerebbero la colpevolezza.

La riapertura dell’istruttoria – Il procuratore generale Cozzella ha sollecitato la riapertura dell’istruttoria qualora la corte deliberasse di non accogliere la sua richiesta di conferma della condanna, affinché sia disposta una nuova superperizia che possa dare risposte ed esiti più attendibili rispetto a quella insoddisfacente redatta dal precedente perito.

Marta Lock