Lavitola: Berlusconi aveva un debito di riconoscenza. Ecco il motivo dei 5 milioni chiesti all’ex premier

Berlusconi e il debito di riconoscenza – I magistrati hanno ascoltato in carcere, dopo i sette mesi di latitanza, Valter Lavitola. L’ex direttore dell’Avanti ha fornito la sua versione dei fatti e dichiarato di aver dovuto abbandonare l’Italia per aver dato a Giampaolo Tarantini un milione di euro per conto dell’ex premier. A colloquio con i magistrati Lavitola ha confermato le affermazioni rilasciate dalla sorella Maria, la donna si era presentata spontaneamente a colloqui con i magistrati per l’indagine sulla presunta corruzione internazionale al governo della Repubblica di Panama e sui fondi all’Avanti, e per prima aveva parlato della vicenda dei 5 milioni chiesti da Lavitola a Berlusconi per sanare un debito di riconoscenza.

Le dichiarazioni di Lavitola su Berlusconi“Numero uno – ha chiarito Lavitola – fino a ieri ho fatto sette mesi di latitanza per avere dato i soldi a Tarantini per conto suo e… come ha detto il pm Drago, per una presunta falsa testimonianza resa da Tarantini” e ha aggiunto “Io ha dato a Tarantini un milione e passa di euro, a fondo perduto. E a me a titolo di prestito, siccome Berlusconi sa benissimo che se io dico prestito è prestito, me li avrebbe potuti prestare. Anzi le dico ancor di più, io mi sarei aspettato in tutta onestà che Berlusconi si fosse fatto vivo lui, per tramite terze persone, e mi avesse detto: che cavolo vuoi?”. Lavitola si aspettava dunque un aiuto per l’Avanti, in gravi difficoltà economiche, da parte dell’ex premier, che avrebbe dovuto comprare pubblicità sul quotidiano, poi ha aggiunto, alludendo al fatto di non aver ricevuto alcun posto in Parlamento da parte di Berlusconi: “Io non sarò gran che qualificato, come si scrive nell’ordinanza, però non sono neanche meno qualificato di altre persone che erano state elette parlamentari e quindi io mi sentivo in questo senso un po’ defraudato. Dico: e cacchio, sto latitante a causa di questo fesso di Tarantini, si stanno portando il giornale, aiutami a mettere, almeno a fare questo contratto di pubblicità”.

Irene Fini