Basket, via ai playoff Nba: ecco tutte le sfide

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:30

Basket, playoff Nba – Sarà uno spettacolo: comunque vada, chiunque vinca non ci si annoierà di certo. Iniziano stasera i playoff Nba, uno degli avvenimenti sportivi più seguiti nel mondo dello sport. Ogni incrocio è al meglio delle 7 gare: ci aspettano pesanti cappotti o sfide all’ultimo sangue (o, se preferite, all’ultima sirena) sin dal primo turno dove tutto potrebbe sembrare scontato. Ma è proprio qui che iniziano ad incrinarsi le certezze ed iniziano ad aumentare le emozioni. Fino all’ultima sfida delle “Finals”. Fino a quando una franchigia non riceverà l’anello e il titolo di regina. E ci sono tanti giocatori pronti a darsi battaglia (sportiva, s’intende) per conquistare il prestigioso successo.

Eastern Conference – Questi gli incroci della Eastern Conference (tra parentesi, il numero di testa di serie, pari al piazzamento finale nella graduatoria dopo la regular season):
Chicago Bulls (1) – Philadelphia 76ers (8): i Bulls partono, ovviamente, strafavoriti. La franchigia guidata da Tom Thibodeau è una formazione che concede poco (eufemismo, concede anche meno) in difesa. E se Derrick Rose (21.8 ppg, 7.9 assist a gara) ritorna sui suoi livelli dopo l’infortunio dell’ultima parte di regular season, sarà durissima per Philadelphia fronteggiare lui e gli altri solidissimi compagni (da Deng a Noah, passando per Boozer). La forza dei Sixers: il collettivo. Ma forse proprio la mancanza di un fenomeno capace di prendersi più tiri dei compagni potrebbe essere un’arma a doppio taglio.
Boston Celtics (4) – Atlanta Hawks (5): la sfida più incerta e più avvincente di tutte. I “vecchi” Celtics (Pierce, Garnett e Allen) più il giovane fenomeno Rondo (11.7 assist a gara) da dopo l’All Star Game hanno dato spettacolo, battendo squadre ben più quotate in più incontri. Allen, riciclatosi sesto uomo di lusso, è un’arma fondamentale dalla panchina. E Pierce (19.4 ppg) sembra in stato di grazia. Ma ad Atlanta non stanno a guardare: Smith ha raggiunto la miglior media punti (18.8) e rimbalzi (9.6) della carriera; Johnson è stato spesso decisivo anche negli ultimi secondi di partite tirate. Il fattore campo potrebbe essere decisivo.
Indiana Pacers (3) – Orlando Magic (6): altra sfida che sarebbe stata ben più incerta se Dwight Howard non fosse stato fuori per infortunio. Perso “Superman”, i Magic hanno perso una certezza di un certo peso (non solo in senso fisico). Anderson (16.1 ppg e 7.7 rpg) prova a non fare sentire la mancanza ma l’impresa è quantomeno ambiziosa. La franchigia di Indianapolis ha un’opportunità ghiotta: Granger (18.7 punti di media) guida un collettivo ben assortito, che potrebbe rappresentare una mina vagante ad Est.
Miami Heat (2) – New York Knicks (7): incrocio affascinante. Miami dovrebbe spaccare il mondo ma, per un motivo o per un altro, non mantiene la aspettative. LeBron James (27.1 ppg) è in lizza per l’Mvp della stagione regolare ma, con lui, solo Wade (22.1 ppg) e Bosh (18 ppg) sembrano in grado di giocare ad alti livelli (il “Prescelto”, però, nella post-season ha sempre mostrato poco coraggio). Quando hanno riposato, infatti, le seconde linee hanno collezionato tante brutte figure. E i Knicks? Solito punto interrogativo. La “Linsanity” ha risvegliato entusiasmi antichi ma il play scuola Harvard è out per infortunio, Chandler dà solidità nel pitturato. E se Anthony (22.6 ppg) è quello del finale di stagione, la sorpresa potrebbe spuntare. Specie se lo Stoudemire imbarazzante visto fin qui dovesse vedersi diminuito il minutaggio.

Western Conference – Ecco le sfide che illumineranno le notti della Western Conference:
San Antonio Spurs (1) – Utah Jazz (8): una franchigia (gli Spurs) ha meritatamente concluso in cima alla graduatoria dell’Ovest la regular season. L’altra (i Jazz) ha raggiunto i playoff il penultimo giorno di gare. Esito scontato? Così sembra. Parker (18.3 ppg), con Duncan e Ginobili (altro sesto uomo extralusso) guidano la franchigia di coach Popovich. Utah può dire la sua nel pitturato, dove Millsap e, soprattutto, Jefferson (19.2 ppg e 9.6 rpg) hanno regalato, spesso e volentieri, prestazioni importanti.
Memphis Grizzlies (4) – Los Angeles Clippers (5): chi, un paio di anni fa, avrebbe pronosticato che queste due franchigie potessero raggiungere i playoff alzi la mano. Incrocio che potrebbe essere deciso dal fattore campo, con i Grizzlies che hanno la guida in Gay (19 ppg) ma hanno tanti giocatori (dalla panchina e non) capaci di cambiare il corso di una partita: da Marc Gasol a “Z-bo” Randolph (senza dimenticare la follia di “Gilberto” Arenas). E i Clippers? La franchigia “sfigata” di Los Angeles ha perso Billups che avrebbe potuto dare una mano ancor maggiore, ma CP3 (19.8 ppg) e Blake Griffin (20.7 ppg e 10.9 rpg) sono pronti a battagliare. E, chissà, che “Paul-to-Griffin” non entri nella storia Nba come “Stockton-to-Malone” (ma siamo ancora molto lontani).
Los Angeles Lakers (3) – Denver Nuggets (6): l’unico italiano nei playoff è Danilo Gallinari. Riusciranno lui e i Nuggets a far fuori i gialloviola della California? Domanda interessante, la risposta al parquet. Certo, Bryant (27.9 ppg) fa paura ma ciò che sembra far pendere la bilancia dal lato della franchigia di coach Brown è lo strapotere nel pitturato con Bynum e Gasol in forma sublime. E’ lì che si deciderà la sfida: i McGee e i “Manimal” Faried della situazione saranno capaci di bloccare i due lunghi? Perché, per il resto, Denver ha un’ottima potenza di fuoco, specie sul perimetro.
Oklahoma City Thunder (2) – Dallas Mavericks (7): si incrociano l’Mvp delle Finals 2011 (Nowitzki) e l’Mvp in pectore della regular season appena terminata (Durant). Potrebbe bastare per lo spettacolo. Ma c’è tanto altro: i Thunder sono giovani e forti, con KD (28 ppg) “capocannoniere” per la terza volta consecutiva, con Westbrook play “atipico”, con Ibaka che stoppa ogni cosa possa stoppare e con Harden (sesto uomo dell’anno?) e Fisher (fosforo e punti importanti) che, dalla panchina, potranno dire la loro. E i Mavs? Occhio a darli per vinti: quanto c’è profumo di gare importanti “Wunder” Dirk (21.6 ppg), Terry e un Carter che si è rivisto brillare in questo finale di stagione daranno filo da torcere a tutti. Potrebbe pesare, alla lunga, l’addio a Tyson Chandler: chi doveva sostituirlo lo ha fatto (e  lo farà)  rimpiangere.

Edoardo Cozza

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