Bossi: Questo è un paese di merda. E intanto saltano fuori i dieci dossier di Belsito

Questo è un paese di merdaUmberto Bossi, ospite a Mira in provincia di Venezia per partecipare ad un incontro elettorale si lancia senza mezzi termini contro quello che ritiene un complotto pensato ai danni della Lega. “Questo è un paese di merda” dice il Senatur e poi aggiunge con riferimento ai rapporti tra l’ex tesoriere Belsito e la mafia: “Ma come è possibile che i servizi segreti abbiano permesso che uno collegato con la ‘ndrangheta sia potuto diventare vice presidente di Fincantieri, una fabbrica che produce anche armi?”. Le parole di Bossi tentano di insinuare nei suoi elettori l‘ipotesi del sospetto e della cospirazione, ma intanto sul fronte delle indagini emergono sempre più dettagli legati alla gestione del denaro e a ricatti interni alla Lega.

I dieci dossier di Belsito – Dieci sarebbero i dossier che l’ex tesoriere Belsito aveva tra le mani pronto a ricattare manager e politici. Tra questi Roberto Castelli, che come componente del comitato di gestione avrebbe voluto ricevere chiarimenti sugli investimenti condotti all’estero, Rosi Mauro e il compagno/body guard Pier Mosca. A rivelarlo sono le intercettazioni tra Belsito e la segretaria amministrativa Nadia Dagrada: “Dagrada gli consiglia di farsi tutte le copie dei documenti – annotano gli investigatori – che dimostrano i pagamenti fatti e nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza”. E ancora la Dagrada dice: “Quelli sono capaci che entrano nell’ufficio e portano via, io li conosco i miei polli, fidati! Fai le copie, porta via la cartellina dietro con te e quando torni te la porti via la cartellina e la vai a mettere in cassetta a Genova”. Migliaia di files che la Dia e la polizia postale dovrà visionare e che contengono informazioni riservate ottenute spesso da Belsito attraverso accessi abusivi nei sistemi informatici di aziende, come Finmeccanica, di enti e di istituzioni.

Irene Fini