E a Palermo Grillo inciampa sulla mafia

Che i suoi comizi non passino inosservati è cosa ormai acclarata. Il comico genovese, Beppe Grillo, sta attraversando lo Stivale in vista della prossima tornata elettorale incassando consensi inaspettati, tanto che i sondaggi lo attestano come il “grande disturbatore” che potrebbe determinare il cambiamento dello scenario. Giunto domenica a Palermo, l’ideatore del Movimento 5 Stelle ha affiancato alle solite “stilettate” ai partiti, alla stampa e al governo, una dichiarazione clamorosa: “La mafia non strangola i suoi clienti, la crisi sì”, ha detto. Parole pesantissime, che hanno dato il “la” a una sequela di reazioni indignate.

La mafia della crisi – “La mafia non ha mai strangolato i suoi clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola. Questa crisi e i provvedimenti presi per affrontarla strangolano la gente”. Con queste parole, pronunciate in terra di Sicilia, Beppe Grillo ha infiammato il dibattito politico pre-elettorale, imprimendo una sferzata più che polemica ai commenti seguiti alle sue lapidarie osservazioni. A “insorgere” sono stati in tanti, dai familiari delle vittime di mafia allo showman Fiorello, senza dimenticare gli esponenti politici che hanno approfittato dello “scivolone” del comico per restituirgli parte delle invettive ricevute.

Le reazioni delle vittime – Pina Maisano, vedova dell’imprenditore Libero Grassi (ucciso dalla mafia per non aver voluto pagare il pizzo) è stata tra le prime a voler commentare la scomposta dichiarazione del comico: “Grillo forse dimentica che la mafia ha anche ucciso le persone che il pizzo non hanno voluto pagarlo – ha esordito – La politica è la cura della Polis, la difesa dell’interesse dei cittadini, è qualcosa di nobile. Se la mafia uccide le persone, la corruzione e la cattiva politica uccidono il paese. Io personalmente non ho ricette – ha spiegato – ma quello di Grillo mi sembra davvero un modo di fare politica pressappochista e superficiale”.

Come Tano Badalamenti – Più piccato il commento di Claudio Fava, che oltre ad essere un esponente di Sel, è anche il figlio di un giornalista ucciso dalla mafia: “Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale – ha affondato – Gli stessi argomenti prima di lui li hanno già utilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. E come l’ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni”. Ma non ha rinunciato a dire la sua anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “Sono rimasto scosso e allibito dalle parole di Grillo – ha detto – gli avevo già sentito sdoganare gli evasori fiscali criticando la Guardia di finanza perché fa i blitz. Ma si fa veramente fatica a sentir dire che la mafia non strangola”.

Il sospetto di Granata – “Vada a ripetere una cosa del genere davanti alla lapide di Pio La Torre (politico ucciso dalla mafia, ndr) – ha continuato Bersani – o davanti a tutti quegli amministratori che nel Mezzogiorno sono sotto la minaccia della mafia e della camorra”. Ma ad aggiudicarsi la medaglia del commento più caustico è stato sicuramente Fabio Granata, esponente di Fli:“Le parole vergognose pronunciate da Grillo – ha osservato sul suo blog – suonano inaccettabili nel giorno della memoria di Pio La Torre. E siccome Grillo non è per niente stupido, il suo messaggio è ancora più inquietante e assume il profilo di una pericolosissima manovra elettorale verso determinati ambienti. La mafia cerca sempre contenitori sui quali contarsi e pesare – ha scritto il finiano – e in una fase di transizione come questa, parole di comprensione e di sostanziale legittimazione verso Cosa Nostra sono inquietanti e pericolose”.

Maria Saporito