Lega, l’insofferenza dei maroniani per la ricandidatura del Senatur

Il clima all’interno del Carroccio sembra prefigurare un inevitabile redde rationem. La sortita a sorpresa di Umberto Bossi – che due giorni fa ha spiazzato tutti annunciando la sua ricandidatura alla guida del partito – potrebbe, infatti, costringere i padani ad affrontare ciò che finora è stato procrastinato, ovvero lo scontro tra i “maroniani” e i “bossiani”. All’indomani della riunione in via Bellerio in cui il Senatur decise di rassegnare le dimissioni, l’ex ministro Roberto Maroni gli si strinse accanto azzardando: “Se deciderai di ricandidarti, io ti voterò“. Ma sembra aver già cambiato idea.

Il tentennamento di Bobo – Umberto Bossi ha sparigliato ancora una volta. Il fondatore della Lega ha alla fine deciso di non mollare e di lanciare l’ennesimo guanto di sfida al suo eterno “delfino”, Roberto Maroni. Che, almeno per il momento, sceglie di non rispondere in maniera chiara e risoluta. “La pulizia nella Lega deve continuare – ha scritto ieri su facebook l’ex ministro dell’Interno – Largo ai giovani. Grazie a tutti coloro che sono venuti a Zanica. Peccato solo che la dichiarazione (a sorpresa) di Bossi di volersi candidare alla segreteria – ha precisato – abbia consentito ai giornalisti di mettere in secondo piano la protesta fiscale contro l’Imu sulla prima casa”.

Maroniani risoluti – Una dichiarazione stringata, nella quale non sembra però difficile cogliere l’insofferenza del triumviro padano per la decisione di Umberto Bossi. E se il sindaco di Verona, Flavio Tosi, non ha fatto mistero del suo orientamento, anche un altro “maroniano” di ferro come il primo cittadino di Varese, Attilio Fontana, ha scelto di sbilanciarsi: “Bossi si ricandida? È un’ipotesi, ma non credo ci sia bisogno“, ha tagliato corto. A differenza del prudentissimo Roberto Calderoli, che ha scansato l’ostacolo dichiarando: “Non mi sembra il momento di pensare alle candidature”.

La crociata contro l’Imu – Intanto Roberto Maroni continua a interpretare il ruolo del leader in pectore, sostenendo senza indugio la battaglia dei Comuni contro l’odiosa tassa sulla prima casa. Di più: al ministro Cancellieri che ha ieri invitato i sindaci a rispettare la normativa sull’Imu rinunciando alla “disobbedienza fiscale”, Maroni ha risposto per le rime: “Ho grande stima della ministra Cancellieri, ma vorrei ricordarle che i sindaci sono appunto sindaci, eletti direttamente dai cittadini per tutelare i loro diritti e dare risposte ai loro bisogni – ha dichiarato il leghista – Per fortuna non siamo più ai tempi del podestà: i sindaci hanno tutto il diritto (e il dovere) di attuare forme di protesta fiscale a tutela della comunità  che governano, senza sentirsi rivolgere minacciosi avvertimenti da parte di nessuno. Rispetto per i nostri valorosi sindaci guerrieri”.

Maria Saporito