Google celebra la nascita del grande artista Keith Haring con un Doodle

Keith Haring Google: avrebbe compiuto oggi cinquantatré anni il geniale Keith Haring, artista protagonista di spicco della New York di Warhol e Basquiat, di Twiggy e Vincent Gallo…insomma gli eletti, quelli della Factory: coloro che facevano l’arte, la moda, il costume, brand viventi e ambulanti della Pop Art. Ma c’è un obolo da pagare per diventar leggenda a soli trent’anni: la vita; due artisti, considerati i fautori di quel processo che ha sdoganato i graffiti portandoli nei templi dell’arte, avranno questa gloria eterna, pagata però a caro prezzo. Jean Micheal Basquiat se lo prende un’overdose a ventotto anni, Keith Haring l’AIDS a trentuno: nonostante questo hanno fatto in tempo a sfondare una porta antica, dei veri artisti di rottura e non per semplice posa.

Omini, Maya e metropolitana: il suo atelier era New York, il suo archivio di ispirazioni era un coagulo di culture: fumetti, arte Maya, pittogrammi giapponesi e Picasso. Ovviamente, il tutto, miscelato e filtrato dal suo sguardo delicato sul mondo, in qualche modo lordato dalla violenza della città e dal tunnel autodistruttivo lastricato di alcol e droghe di ogni specie. Secondo Haring l’arte dev’essere per tutti, motivo per il quale la metropolitana di New York diviene la sua personale Cappella Sisitina, affrescata e ravvivata dal suo stile inconfondibile fatto di omini, animali stilizzate, danze, evoluzioni aerobiche, cuori e colori smaglianti. Dipinge su tutto: plastica, metallo, oggetti di scarto e statue di poco valore.
Siamo negli anni Ottanta e Haring affronta a viso aperto i pregiudizi contro l’omosessualità profondamente radicati nel tessuto sociale; al crepuscolo di quel decennio gli viene diagnosticata l’Aids che, in breve tempo, se lo consumerà vivo. Anche in quel caso, prima di far calare il sipario definitivamente, l’artista nemmeno trentenne, adopera la propria arte al fine di sensibilizzare la società contro il pericolo dell’Aids. A fronte di ciò, nella sua strenua battaglia, crea una fondazione finalizzata a chiudere il cerchio, a restituire un senso al tutto. A trentun anni Haring lascia il mondo, ha avuto poco tempo ma l’ha utilizzato talmente bene che, a distanza di vent’anni dalla sua dipartita, il mondo non l’ha ancora lasciato andare. E’ importante ricordare i veri artisti, quelli che, per prima cosa: sono stati uomini veramente liberi.

Valeria Panzeri