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Nelle piazze del mondo contro Green Hill e la vivisezione

In piazza contro Green Hill e la vivisezione. 8 maggio, Giornata Mondiale contro la vivisezione. E contro Green Hill. L’iniziativa è infatti organizzata dal comitato “Fermare Green Hill” e vedrà migliaia di manifestanti scendere in piazza in oltre 20 città del mondo, sparse per quattro continenti. La data dell’8 maggio è stata scelta appositamente, in quanto domani la commissione XIV del Senato dovrà valutare gli emendamenti proposti alla Camera riguardanti il recepimento della direttiva europea 63/2010. Emendamenti restrittivi rispetto alla legge europea, che vieterebbero l’allevamento di cani, gatti e primati a scopo di vivisezione. Di fatto Green Hill non potrebbe più operare, se tali emendamenti venissero inseriti nella legge di recepimento.

La commissione ha già dato un parere che non appare troppo favorevole alle richieste degli animalisti. E’ da ricordare comunque che, secondo una recente ricerca Eurispes, l’86% degli italiani (intervistati), si è espresso contro la vivisezione. Dall’altra parte c’è la posizione dell’azienda, oggetto di continue manifestazioni di protesta, la più eclatante delle quale è sfociata, il 28 aprile scorso,  in un’irruzione di un gruppetto di attivisti, che ha trafugato, liberandoli dalle loro gabbie, una trentina di cani beagle. “Non possiamo più accettare di essere trattati come degli assassini  da una propaganda che vuole imporsi con la violenza e l’illegalita’  – hanno spiegato da Green Hill – l’aggressione e i sabotaggi all’allevamento hanno avuto conseguenze gravissime per la salute degli animali, che amiamo e rispettiamo come d’obbligo per chi fa il nostro mestiere”.

Una “propaganda” che porta ad uno scontro che nel suo essere profondamente filosofico, si rivela quanto mai radicale ;  da una parte c’è infatti chi pensa che, in qualche modo, pur con le tutte le dovute tutele nei riguardi dell’animale e rispettando la legge, quest’ultimo debba comunque essere al servizio dell’uomo, anche solo per fini medici. E c’è chi invece pensa di no, sostenendo l’uguaglianza di “rango” e (quindi) di diritti tra specie umane e non.

Giorgio Piccitto