Damon Lindelof parla della genesi di Prometheus

Segreti mantenuti – Damon Lindelof, sceneggiatura per la tv e il cinema, è l’autore della stesura finale dell’atteso film diretto da Ridley Scott Prometheus, scritta modificando l’idea originale di Jon Spaihts.
Intervistato da Entertainment Weekly, Lindelof è riuscito a mantenere il riserbo su alcuni aspetti del film, ma ha rivelato qualche curiosità in più.
Si scopre così che Damon ha visitato i Pinewood Studios di Londra durante la lavorazione del film ed è rimasto sorpreso dalla grandezza dei set dove Scott stava girando.

Il coinvolgimento – Lo sceneggiatore ha poi ripercorso il suo coinvolgimento nel progetto cinematografico: dopo aver lavorato per sei anni a Lost, nel 2009 Lindelof si è preso una pausa ed è rimasto in Italia con la sua famiglia per un mese, senza quasi avere contatti con nessuno. Al suo ritorno ha sentito il desiderio di tornare a lavorare per il cinema, ma il sequel di Star Trek era stato rimandato perché J.J. Abrams doveva ancora completare la lavorazione di Super8. Il suo agente lo ha però informato che Ridley Scott voleva parlargli: “ero seduto lì e stavo pregando che si trattasse del prequel di Alien di cui avevo sentito parlare. Essendo un fan sapevo che lo stavano sviluppando. Continuavo a dirmi Per favore fai che sia quello“. Il regista lo ha informato che gli avrebbe mandato una sceneggiatura e che avrebbe voluto un suo parere.
Dopo un’ora Lindelof ha ricevuto la visita di un ragazzo che gli ha comunicato che avrebbe aspettato nella sua macchina per poter riportare indietro la bozza della sceneggiatura non appena avesse finito di leggerla e, dal livello di sicurezza, ha capito che si trattava del film legato ad Alien.

Pregi e difetti – Lo sceneggiatore ha letto la bozza scritta da Jon Spaiths e ha poi elencato quali pensava fossero i pregi e difetti in un’e-mail destinata a Ridley Scott e ai produttori del film. Tra gli elementi deboli da lui riportati un uso eccessivo degli elementi già visti nei precedenti film della saga di Alien. Damon ha quindi spiegato che secondo lui sarebbe stato necessario prendere una strada diversa in grado di dare vita ad una storia parallela rispetto a quella di Alien e in grado di proseguire in modo autonomo.
Il giorno successivo ha incontrato il regista e due dei produttori per discutere delle sue idee, e al termine dell’incontro aveva capito di essere stato assunto per l’incarico. La scelta di Ridley Scott è ricaduta su Damon Lindelof perché era interessato al fatto che avesse facilità nel creare storia in equilibrio tra il mistero e l’ambiguità.

Non un prequel tradizionale – Lo sceneggiatore di Lost ha in seguito voluto scrivere a Jon Spaiths per spiegare quanto avesse apprezzato il suo lavoro e annunciargli che era stato assunto.
Lindelof ha poi passato cinque giorni in Luglio ed Agosto parlando per tre-quattro ore con Ridley Scott, ponendogli tutte le domande necessarie a capire i dettagli di come avrebbe voluto fosse il film una volta completato. A metà settembre la prima bozza della sceneggiatura era completata e l’impegno principale era stato quello di trasformarla da un prequel di Alien in un film diverso, pur mantenendo una natura molto legata alle storie precedenti, raccontando eventi antecedenti a quelli del primo film, e svolgendosi nello stesso mondo.
Per soddisfare in parte le curiosità dei tantissimi fans, Damon ha ideato la campagna virale interpretata da Guy Pearce e Michael Fassbender in cui si mostrano Peter Weyland e le innovazioni create dalla sua impresa.

Protagonista femminile e titolo – In Prometheus ha assunto fin da subito un ruolo importante il ruolo affidato a Noomi Rapace: Shaw ha un background che la porta a cercare delle risposte e la collocano in un posto ben preciso negli eventi narrati in Prometheus: “penso fosse importante che Shaw fosse direttamente responsabile di tutto quello che accade in questo film, che l’eroe del film dicesse Voglio scoprire questo e capisco che potrebbe essere molto pericoloso“.
Il titolo Prometheus è ispirato alla mitologia greca perché è legato alla creazione, al venire puniti, al desiderio di scoprire innanzitutto perché ci troviamo qui, “Sembrava il modo più naturale di chiamarlo anche se sapevamo che la gente avrebbe avuto difficoltà a pronunciarlo e fosse molto pretenzioso“, ha spiegato lo sceneggiatore.

Beatrice Pagan