Il sogno di Pisanu? Un Pdl liberaldemocratico

Il partito del Cavaliere è in fermento: dopo la “batosta” elettorale, in tanti scalpitano per favorire un rinnovamento capace di riconquistare il consenso popolare. Tra i più attivi, l’ex ministro Giuseppe Pisanu, che in un’intervista al Corriere della Sera, è tornato a invocare il ritorno a posizioni più “moderate”: “Prima o poi Berlusconi e Casini si dovranno pur dare appuntamento per definire un progetto comune“, ha detto.

Lontano dagli estremismi – Il “terremoto” elettorale della scorsa settimana ha spinto Giuseppe Pisanu a proporre la sua personale ricetta per ridare “smalto” al partito: “Il Pdl può salvare la sua migliore esperienza – ha spiegato – soltanto confluendo, insieme ad altre forze politiche e sociali, in un nuovo movimento liberaldemocratico, laico e cattolico, costituzionale ed europeista che stia alla larga da ogni forma di estremismo“. Una “formula” con cui l’ex ministro degli Interni sembra teorizzare l’isolamento degli ex aennini.

La casa dei moderati – “Se il Pdl si liberasse degli attuali condizionamenti politici – ha continuato nel suo ragionamento Pisanu – altrettanto dovrebbe accadere nel Pd. Qualcosa devono pagare tutti perché la scomposizione generi una vera democrazia dell’alternanza e consenta la nascita di quell’ideale formazione liberaldemocratica, laica e cattolica, in grado di accogliere la grande maggioranza dei moderati italiani”.

Se Monti diventa politico – Quanto alla possibilità che “outsider” come Luca Cordero di Montezemolo o Corrado Passera s’impegnino a guidare il paese: “Passera e Montezemolo hanno il senso della misuraha detto il presidente della Commissione Antimafia – e penso che loro per primi rifiuterebbero quei panni: grazie a Dio, la patria non ha bisogno di uomini soli al comando. Se entrambi si impegnassero direttamente – ha però aggiunto Pisanu – la buona politica ne guadagnerebbe”. E Mario Monti? “Se Monti riuscirà a fronteggiare l’emergenza e avviare la crescitaha osservato il pidiellino – potrà risultare opportuno affidare ancora a lui la guida di un governo, che sia però più politico che tecnico”.

Maria Saporito