Nessuna attenuante per i due ex manager Eternit

Le motivazioni della sentenza – Le 700 pagine relative al processo Eternit, appena depositate al Tribunale di Torino, contengono le motivazioni che hanno portato alla condanna a 16 anni di reclusione dei due ex manager della Eternit, Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier, con l’accusa di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Secondo i giudici i due accusati avrebbero deliberatamente tentato di nascondere i danni che sarebbero derivati dall’impiego dell’amianto.

Non hanno modificato l’ambiente di lavoro – Pur essendo a conoscenza delle conseguenze che avrebbe provocato il contatto continuato da parte dei dipendenti con la nociva sostanza non hanno fatto niente per modificare e proteggere l’ambiente di lavoro, attraverso l’adozione di cautele antinfortunistiche o per limitare il più possibile l’inquinamento ambientale.

Grave dolo – Secondo i giudici di primo grado i vertici dell’azienda non solo erano consapevoli della gravità della situazione che avrebbe creato l’utilizzo continuato della sostanza, ma ne hanno anche continuato ad autorizzare e regolamentare il suo impiego. La mancanza, da parte degli imputati, di attuazione di misure che avrebbero potuto limitare i danni derivanti dal contatto dei propri dipendenti e dalle emissioni delle lavorazioni sulle persone che vivevano vicine agli stabilimenti, confermerebbero il disegno criminoso volto a occultare e minimizzare gli effetti nocivi dell’amianto, rendendo quindi impensabile applicare alla sentenza emessa una qualsiasi attenuante.

Marta Lock