Attentato Brindisi, i dubbi del procuratore sulla pista mafiosa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:43

Nelle prime concitate ore successive alla tragedia di Brindisi, le piste al vaglio degli inquirenti restano ancora tutte aperte. Al termine di un vertice svoltosi poco fa nella sede della Prefettura del capoluogo pugliese, il procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta, ha consegnato ai giornalisti alcune sconcertanti impressioni: “L’attentato di oggi – ha detto – potrebbe non essere riconducibile a un’organizzazione mafiosa“.

I dubbi degli inquirenti – Tutto sembrerebbe incoraggiare l’ipotesi che a far scoppiare gli ordigni omicidi siano stati affiliati alla criminalità organizzata, eppure gli investigatori continuano a muoversi con estrema cautela. Di più: stando a quanto riferito poco fa dal procuratore Cataldo Motta, la pista mafiosa potrebbe essere quella meno adatta a “leggere” l’attentato di stamattina perché risponderebbe a logiche inusuali e inconsuete. “In un momento in cui le organizzazioni mafiose locali sono alla ricerca di un consenso socialeha spiegato ai cronisti Motta – sarebbe un atto in controtendenza perché questo atto sicuramente aliena ogni simpatia nei confronti di chi lo ha commesso”.

L’obiettivo era la scuola – Nebbia fitta anche sulla possibile matrice terroristica dell’attentato: “E’ un’ipotesi non accreditabile sulla base di elementi oggettiviha dichiarato ancora il procuratore Motta – In genere gli atti terroristici vengono rivendicati, qui rivendicazioni non ce ne sono. Fino a quando non abbiamo degli elementi che consentano una lettura tranquilla, io mi asterrei da valutazioni che possano creare ulteriore allarme”. E ai giornalisti che gli hanno chiesto se sia possibile ipotizzare che gli attentatori abbiano voluto colpire il tribunale, sito vicino alla scuola: “Non credo che l’obiettivo fosse il tribunale – ha risposto Motta – Credo che fosse la scuola. La sede del tribunale era facilmente identificabile, se avessero voluto colpire la sede giudiziaria gli attentatori sarebbero stati più precisi”.

Maria Saporito

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