Terremoto, fabbriche non messe in sicurezza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:25

Giornata di paura e di dolore quella di oggi in Emila, colpiti gravemente anche gli edifici produttivi: tra le vittime cinque operai rimasti sepolti sotto le macerie dei capannoni in cui lavoravano. Due morti a San Felice sul Panaro e tre a Mirandola. Non si escludono ancora persone ferite o rimaste intrappolate durante il crollo delle strutture, più di una decina nella sola cittadina di Mirandola. I capannoni che non avevano subito alcun danno durante la scossa del 20 maggio scorso erano tornati operativi, nelle altre fabbriche già danneggiate si trovavano invece molti dipendenti intenti a riordinare i macchinari per ricominciare a lavorare dopo la precedente scossa.

Il leader della Cgil Susanna Camusso è intervenuta oggi per esprimere la sua vicinanza ai terremotati e le condoglianze alle famiglie delle vittime, nel suo discorso l’accusa di una superficialità nella messa in sicurezza dei capannoni: “Il fatto che sono di nuovo i lavoratori a lasciarci la vita in queste nuove scosse mi fa pensare che non si è proceduto alla messa in sicurezza degli stabilimenti prima di far tornare le persone al lavoro”. Sulla stabilità dei capannoni industriali è intervenuto anche il neoeletto presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: “Non è vero come si è letto nei giorni scorsi che sono crollati capannoni di carta velina: nel caso dell’industria della ceramica, erano signori capannoni, costruiti secondo tutti i crismi”.

Irene Fini