Terremoto, gli operai morti erano stati costretti a tornare al lavoro

Terremoto, gli operai morti erano stati costretti a tornare al lavoro. E’ il capitalismo bellezza, si potrebbe rispondere ai parenti di quei lavoratori, guarda caso extracomunitari, che oggi hanno perso la vita a causa della violentissima scossa sismica che ha investito l’Emilia. Una catastrofe naturale di tali proporzioni non era certo prevedibile, ma è altrettanto vero che dopo gli eventi verificatesi non più tardi di dieci giorni fa, molti dei capannoni industriali che oggi sono crollati seppellendo almeno 8 operai, non mostravano certo le ottimali condizioni di sicurezza per poter lavorare in serenità. Tra l’altro emerge da un articolo pubblicato sul corriere.it, la versione on line del quotidiano di via Solferino a firma di Antonio Castaldo che almeno tre operai non avevano potuto rifiutare il loro rientro al lavoro in quanto extracomunitari e quindi in una condizione di poca tutela giuridica rispetto al proprio posto di lavoro.

Morti ingiuste. Ecco allora che a perdere la vita nel crollo della Meta di San Felice al Panaro, Reggio Emilia, sono stati l’ingegnere chiamato a fare i rilevamenti per i danni subiti nel precedente sisma di poco più di una settimana fa, e due lavoratori stranieri Mohamad Azaar, marocchino, e Kumar Pawan, indiano del Pujab, 31 anni, padre di due bambini, di due anni e 8 mesi. Ecco che il quadro inquietante di sfruttamento e sprezzo delle regole pur di mandare avanti la baracca miete le ennesime vittime. Certo non è questo il momento di puntare il dito e cercare i colpevoli, ma è certo che questo momento deve comunque prima o poi avvenire. Come è possibile che ad ogni scossa crolli qualcosa in questo nostro disastrato paese?

Simone Ranucci