Terremoto in Emilia Romagna: sale il bilancio delle vittime

15 vittime accertate – Sale di minuto in minuto il bilancio delle vittime della seconda fortissima scossa, 5.8 della scala Richter, verificatasi questa mattina alle 9 e 01, finora sarebbero 15 le vittime dei crolli, 6.000 gli sfollati. Tre persone sono morte a San Felice, due a Mirandola, uno a Concordia, uno a Finale. Anche il parroco della chiesa di Rovereto che era entrato a controllare i danni che aveva subìto la sua parrocchia, senza essersi coperto il capo con l’adeguata protezione, ed è stato colpito da un successivo crollo. Solo ferite invece per il parroco di Carpi, sepolto dalle macerie ma trovato vivo dai soccorritori.

Il crollo del capannone – Nel crollo della fabbrica Bbg di San Giacomo Roncole, piccola frazione a due passi da Mirandola, hanno perso la vita due operai che, insieme a tanti altri all’interno dei dieci capannoni caduti giù come castelli di carta, tentavano di far riprendere l’attività produttiva per tornare al più presto alla normalità. Ora, a posteriori, ci si domanda come mai quei lavoratori erano all’interno delle strutture nonostante il forte rischio e le continue scosse che non si sono fermate dalla prima devastante di dieci giorni fa, e chi si è assunto la responsabilità di farli tornare al lavoro.

Le mappe di rischio – Le polemiche ora vertono anche sui criteri di costruzione delle fabbriche e degli edifici nuovi, oltre alla messa in sicurezza di quelli antichi, che non sono stati eretti secondo le normative antisismiche perché la zona non era considerata ad alta pericolosità. Ora però, a seguito degli eventi catastrofici degli ultimi giorni il ministro Corrado Clini, chiede che venga aggiornata la mappatura delle zone ad alto rischio e di conseguenza che vengano osservate le norme che permettano di costruire in sicurezza in quelle zone. Fondamentale nel nostro paese sarebbe anche fare un adeguato servizio di prevenzione e di educazione sui comportamenti da tenere in caso di terremoto, informazioni che purtroppo vengono introdotte anche nelle scuole solo a seguito di eventi distruttivi, come è accaduto per esempio dopo il terremoto dell’Aquila.

Marta Lock