NewNotizie intervista Marco Giacinto D’Aquino, protagonista de Il Professore

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:43
Il Professore film

Un film che smonta il mito femminista che vuole l’uomo sempre nelle vesti di sopraffattore e la donna in quelle dell’innocente sedotta e abbandonata“. Così Marco Giacinto D’Aquino, protagonista de Il Professore, film in uscita il prossimo 15 giugno per la regia di Sergio Zanetti, descrive la pellicola prodotta dalla Excelsior Cinematografica. Noi di NewNotizie, in attesa dell’uscita del film, abbiamo intervistato Marco Giacinto D’Aquino, che, nel film, veste i panni del professore.

NewNotizie: Nel film “Il Professore” reciti nel ruolo di Giulio Giannelli. Come introdurresti la pellicola?

Marco Giacinto D’Aquino: Quando la sceneggiatura fu scritta, ma anche durante la lavorazione, nel 2010, gli scandali di sesso e politica che videro coinvolto l’allora Presidente del Consiglio ancora non erano scoppiati. Sembra quasi che questo film abbia avuto sentore di ciò che bolliva in pentola, e cioè il ripetersi dell’eterno scambio tra sesso e soldi o favori, e l’abbia portato opportunamente in scena. La protagonista ricorda che Monica Lewinsky e le Olgettine sono presenti a tutti i livelli della società.

NN: La trama della pellicola si può sintetizzare in poche parole: una studentessa, dopo l’ennesima bocciatura, decide di sedurre il suo professore per ottenere l’agognata promozione. Non ti sembra che questa sinossi tratti un tema, ossia quello di studentesse che ricorrono all’arma del sesso per essere promosse, già molto noto e che dà un’impressione di già visto? Oppure dobbiamo aspettarci qualcos’altro dal film?

M.G.D: Come ho già detto rispondendo alla prima domanda, il nocciolo del film è qualcosa di dejà vù, di “niente di nuovo sotto il sole”. Ma la polpa intorno al nocciolo introduce qualcosa di diverso: ossia che corrotti e corruttori cadono nello stesso peccato. Se il clichè è quello della pura verginella che cade nella rete dell’orco (nello scandalo di cui ho fatto cenno così è stato presentato dai media il facoltoso corruttore), il film ci mostra invece l’altra faccia della medaglia: una ragazza spregiudicata, sboccata e disposta a tutto pur di conseguire i suoi scopi. Nel film si assiste a un duello all’ultimo sangue tra due esemplari di un’umanità che si potrebbe pensare soltanto contemporanea, mentre è invece senza tempo, nell’eterna lotta tra sopraffazione e sopravvivenza, dove ciascuno ricorre ai trucchi più abietti pur di sopraffare l’altro. Qui sta la vera novità del film rispetto ai clichè più sfruttati: smontare il mito femminista che vuole l’uomo sempre nelle vesti di sopraffattore e la donna in quelle dell’innocente “sedotta e abbandonata”.

NN: Nel film hai lavorato con Lucia Centorame, che presta il volto a Roberta Gastaldi. Con la stessa attrice hai girato anche “Passioni”, che uscirà a giugno di quest’anno sempre prodotto, come “Il Professore”, dalla Excelsior Cinematografica. Come ti sei trovato a lavorare sul set con Lucia Centorame?

M.G.D: A questa domanda uno si sente obbligato a dire sempre che si è trovato bene, anzi benissimo. Se però dovessi dire il contrario, tanto per fare un po’ il bastian contrario o apparire “interessante”, direi una bugia. Infatti, pur essendo un’attrice esordiente, Lucia ha una serietà, una bravura e un impegno rari da trovare, anche in considerazione della sua giovanissima età. Il maggior carico delle battute è ricaduto sulle sue spalle, e la sua pronta memoria l’ha aiutata a cavarsela egregiamente, senza dover ripetere scene e battute più e più volte. Se proprio devo cercare qualcosa che in lei non mi ha convinto appieno, direi la sua voce dal forte accento locale. Se questo poteva starci nel ruolo della contadina di “Passioni”, ne “Il Professore” avrei preferito una voce più “neutra”. Ma è un’osservazione cavata con le pinze, per non farmi tacciare di piaggeria.

NN: Con quale attrice sogni di lavorare in futuro?

M.G.D: Boh, non ci ho mai pensato nitidamente. Posta la domanda, rispondo senza speranza che il sogno si avveri: Kim Kardashian. Ma mi “accontenterei” anche di un film fetish con Dita von Teese, la diafana regina del nuovo burlesque.

NN: Per la preparazione del film è stato investito un budget di 500mila euro. Secondo te come sarà accolto il film?

M.G.D: Ah, che bella domanda! I film come questo sono come zattere lanciate nella procella, dove navigano i grossi transatlantici delle major: Davide contro Golia. Con un Davide che ha scucito di tasca propria fino all’ultimo euro. È la stessa logica dei piccoli negozi contro gli ipermercati. Se lo Stato continua a ritirarsi, il libero talento, lo spirito free lance vanno a farsi benedire. Dunque, come andrà questo film? A parte il discorso dell’assurdo divieto ai minori, quando basta passare davanti ad una scuola media all’ora di uscita o entrata per ascoltare linguaggi almeno pari a quello di Roberta, c’è il discorso del costo delle sale. Dopo il drenaggio delle spese di produzione e post-produzione, come fa una piccola casa a pagare decine di sale, Anica, pubblicità, ecc. in competizione con cinepanettoni che la pubblicità la fanno in radio e Tv, e di sale ne pagano e riempiono a centinaia? Poi c’è il discorso sulla data di uscita, a inizio estate e dopo il salasso dell’Imu. Per molti andare al cinema sarà un lusso. Mi auguro comunque, pur con i limitati mezzi posti in campo, che “Il Professore” ottenga il suo giusto riconoscimento, sia dalla critica che al botteghino. Chi andrà a vederlo ne godrà ogni singolo minuto, senza tema di smentita.

NN: Cambiamo argomento. Sicuramente avrai seguito il Festival di Cannes. “Reality” di Matteo Garrone, nostro connazionale, ha vinto il Grand Prix della Giuria del Festival. Pensi che sia una vittoria meritata la sua?

M.G.D: Sarà per un pizzico di spocchia da “professore”, ma raramente seguo i grandi eventi spettacolari, in qualsiasi campo: ritengo che lì l’apparenza prevalga quasi sempre sulla sostanza. Dietro i “titoloni” vedo agguerriti uffici stampa, marketing manager, grancasse pubblicitarie, che pesano estremamente più della qualità di ciò che si va a proporre. Rimando a quanto detto all’inizio del comunicato stampa di Passioni, ispirato alle dichiarazioni a Cannes di Jacques Audiard circa il rapporto con la realtà dei filmoni e dei film nicchia. Non c’è niente di più irreale dei reality, che pure pretendono di imitare le candid cameras. Ciò detto, va da sé che non ho visto “Reality”.

Laura Errico

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