Camera, governo scivola su maxiemendamento anticorruzione

Galeotto fu il maxiemendamento annunciato e poi ritirato. Il governo dei tecnici ha collezionato oggi alla Camera una magra figura sul delicato ddl anticorruzione. Il testo avrebbe dovuto incassare la fiducia dei deputati, ma così non è stato. Il motivo? Alcune “correzioni” proposte dal Guardasigilli Paola Severino hanno incontrato la resistenza dei pidiellini. Da qui lo stop, ufficializzato da un mortificato ministro Giarda ed enfatizzato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Slitta la fiducia – Dopo gli annunci roboanti degli scorsi giorni (“O incassiamo la fiducia o siamo pronti ad andare a casa”, aveva minacciato il ministro Severino), al governo non è rimasto altro da fare che certificare l’impasse imbarazzante. Il ddl anticorruzione, presentato ieri alla Camera nella forma di maximendamento, ha infatti subìto una brusca manovra di arresto. A ingarbugliare la matassa, alcuni punti risultati “indigesti” al Pdl che ha proposto di procedere con la discussione in Aula. Un’ipotesi scartata dal governo che ha rimandato tutto a domani, quando verranno chieste ben tre fiducie su altrettanti articoli cardine del provvedimento.

Il disappunto di Fini – “Il governo, nonostante le promesse fatte nelle ultime sedute di arrivare in tempo con il testo possibile di un maxiemendamento – ha dichiarato oggi in Aula il ministro Piero Giarda – non è riuscito a onorare i propri impegni.  Chiedo un congruo spostamento dei tempi per la continuazione della discussione del provvedimento“. A sintetizzare il pensiero di buona parte dell’emiciclo, indispettito dallo “scivolone” del governo, è stato il presidente della Camera, Gianfranco Fini“I problemi sul provvedimento sono stati sollevati giovedì e oggi – ha lamentato – siamo esattamente nella stessa situazione. Questo mortifica il ruolo della Camera perché il governo – ha rincarato Fini – ha avuto cinque giorni di tempo per sciogliere questo nodo”.

Maria Saporito