Mafia, Cicchitto attacca Ingroia: Non gli resta che fare il romanziere

Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, e i sostituti, Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene, hanno firmato ieri l’avviso di chiusura delle indagini sulla presunta trattativa Stato-mafia. Un documento scottante, nel quale gli inquirenti hanno tentato di ricostruire i rapporti viziati tra le varie espressioni di potere che cercano di interloquire nella drammatica fase delle stragi. A finire nel mirino non sono stati solo i mafiosi, ma anche i dirigenti delle forze dell’ordine e della politica apparentemente coinvolti nella trattativa. Tra loro anche il senatore Marcello Dell’Utri, che avrebbe fatto da “ponte” tra le richieste di Cosa Nostra e l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

L’attacco di Cicchitto – La ricostruzione depositata ieri dal pool di Ingroia ha suscitato già animate polemiche. Tra i primi a sbottare, il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: “Non avevamo dubbi che il dottor Ingroia, che al mattino fa il magistrato, il pomeriggio il politico e la sera le due cose insieme, avrebbe fatto di tutto per coinvolgere anche Berlusconi nelle indagini sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia”, ha dichiarato.

Ingroia romanziere – “Senonché durante tutto il governo Berlusconi la lotta alla mafia è stata durissima, addirittura il 41bis è stato reso più severo ed esteso – ha puntualizzato Cicchitto – Di conseguenza, per riuscire a coinvolgere Berlusconi nella trattativa Stato-mafia, Ingroia oltre a fare il politico e il magistrato dovrà fare anche il romanziere“.

Maria Saporito