Euro 2012, Irlanda: il Trap non crede nel “biscotto”


Euro 2012, Irlanda – Sulla panchina della Nazionale italiana, otto anni fa, quando si consumava una delle beffe peggiori della storia a danno degli azzurri, era seduto proprio lui: Giovanni Trapattoni da Cusano Milanino. Un curriculum di tutto rispetto: sette scudetti in Italia, cui si aggiungono trionfi in Germania alla guida del Bayern Monaco, in Portogallo con il Benfica e persino in Austria con il Red Bull Salisburgo. Domani “Giuan” ritrova il suo passato, ma anche il suo presente, perché nonostante le esperienze all’estero, non ha mai smesso di essere italiano. E, come otto anni fa, per l’Italia si prefigura l’incubo “biscotto”, ma, prima di tutto, gli azzurri dovranno vedersela con l’Irlanda del Trap.

Il “biscotto” no – Nella conferenza stampa della Nazionale irlandese, non si poteva non parlare dell’argomento caldo di questi giorni: l’ipotesi “biscotto” tra Spagna e Croazia. Ipotesi alla quale il Trap non crede assolutamente: “Non sempre succedono le stesse cose, e proprio perché sono già successe, gli organi competenti presteranno più attenzione. I dubbi di allora sono sempre rimasti, è una brutta cicatrice, ma sarà difficile che si ripeta una situazione come quella. Poi, noi italiani siamo maestri nel pensar male”.

Su Balotelli e Prandelli – Trapattoni dice la sua su Balotelli: “In passato si dicevano, con me sulla panchina della Nazionale, le stesse cose che si dicono ora di lui, ma di Cassano, che, mi sembra, sia cresciuto. Mario è un talento che tifosi e media non vorrebbero mai vedere fuori dal campo, ma poi ci sono i bisogni del gruppo. Solo Prandelli può valutare come comportarsi con lui. Il ct ha effettuato un ottimo lavoro, non a caso la Nazionale si è qualificata in anticipo ad Euro 2012. E nel trattare con Cassano e Balotelli ha dimostrato saggezza e personalità. La gara di domani? Faremo del nostro meglio. Non vogliamo andare a casa con un’altra sconfitta. Farò giocare la squadra che si è qualificata, la stessa che ha giocato sinora. Parola di Giuan.

Miro Santoro