Scandalo Abruzzo: i soldi degli sms negati ai terremotati

Quella riportata ieri dal Fatto Quotidiano è una notizia destinata – nelle migliori delle ipotesi – a incrementare il tasso di diffidenza generale. Secondo quanto riferito dal giornale diretto da Antonio Padellaro, i soldi donati dagli italiani tramite sms alle popolazioni terremotate dell’Abruzzo (nel 2009) non sarebbero mai arrivati a destinazione. Il motivo? Per personale iniziativa dell’ex numero uno della Protezione civile, Guido Bertolaso, i soldi sarebbero stati destinati a un fondo post- emergenza gestito dal consorzio finanziario Etimos, incaricato di “coprire le spalle” delle banche a cui i terremotati avrebbero potuto rivolgersi per chiedere un prestito.

Sms solidali – E’ una storia di ordinaria “babele” burocratica, o – a voler essere maliziosi – di spropositata speculazione quella denunciata ieri dal Fatto Quotidiano. All’indomani del sisma che ha sfigurato ampie zone dell’Abruzzo e spezzato la vita di tantissime persone (oltre 300 i morti), l’Italia si è mobilitata in soccorso dei terremotati. In tanti hanno scelto di aiutare le popolazioni colpite ricorrendo al più semplice dei gesti: la donazione tramite sms, nella speranza di contribuire a rendere meno faticosa la ricostruzione. Ma così non è stato.

Le decisioni di Bertolaso – A interessarsi della raccolta delle donazioni fu nel 2009 l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che – forte dei suoi “super poteri” – decise di utilizzare i soldi per il post-emergenza. Un particolare omesso agli italiani, convinti di mandare soldi utili a fronteggiare l’emergenza in tempo reale. Ma è solo l’inizio perché l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio decise di affidare i 5 milioni di euro raccolti con gli sms a un Consorzio finanziario con sede a Padova, l’Etimos, che avrebbe dovuto fare da garante ad alcuni istituti bancari. Quali? Quelli a cui i terremotati avrebbero potuto rivolgersi per fare richiesta di prestito. Ma non a costo zero.

Condizioni impraticabili – Chiunque avesse voluto avere accesso al credito avrebbe dovuto rendere degli interessi alla banca e garantire una certa “solvibilità”. Condizioni impossibili da soddisfare per la maggior parte dei terremotati (rimasti praticamente senza nulla), che hanno dovuto fare i conti con categorici no. Questi i numeri: delle 606 domande di credito finora recapitate alle banche, 246 sono state respinte e 251 sono state accolte. Con buona pace dei terremotati, che nel migliore dei casi hanno potuto beneficiare dei soldi loro donati contrattando interessi a ribasso con le banche.

Maria Saporito