“Giornata mondiale del rifugiato”: conoscere per agire

Rifugiati. Secondo il rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), intitolato “2011 Global Trends”, lo scorso anno  4,3 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare i propri Paesi, di cui solo 800.000 sono riuscite ad attraversare i confini dei propri Stati, diventando rifugiati.

Esistenze sospese. Per tutti gli altri ci sono, nella migliore delle ipotesi,  i campi profughi o delle “città-baracca” in cui vivere le proprie “esistenze sospese”. È il caso delle persone sfollate all’interno dei propri Paesi, in seguito a guerre, crisi umanitarie etc., o degli apolidi, che non hanno una cittadinanza riconosciuta e, di conseguenza, vedono i propri diritti costantemente a rischio.

Crisi umanitarie.  Le ragioni di tali esodi vanno individuate nelle gravi crisi umanitarie, determinate da guerre, carestie etc., che stanno attanagliando tanti Paesi del “Sud del Mondo” come l’Afghanistan, che  si conferma come  il Paese d’origine del maggior numero di rifugiati (2,7 milioni), seguito da Iraq (1,4 milioni), Somalia (1,1 milioni), Sudan (500.000) e Repubblica Democratica del Congo (491.000).

Fenomeno in crescita. Ciò che preoccupa maggiormente, è il fatto che  il fenomeno delle migrazioni forzate colpisce numeri sempre maggiori di individui, con cifre annuali che possono toccare punte di 42 milioni di persone. Inoltre, anche chi ha la fortuna di trovare asilo politico in un Paese, spesso vive l’attesa infinita di una regolarizzazione alla propria condizione vivendo, intanto, ai margini della società, senza la possibilità di lavorare e, troppo spesso, nei cosiddetti quartieri ghetto.

Non solo numeri. In Europa il principale Paese d’accoglienza è la Germania, con 571.000 rifugiati mentre l’Italia, con i suoi  58.000 rifugiati, rappresenta uno degli Stati della UE meno pronti nell’affrontare il fenomeno delle migrazioni globali. Un fenomeno, questo, che non riguarda solo i cosiddetti rifugiati, ma anche i “migranti economici” vale a dire coloro che sono costretti a lasciare la propria terra per poter sopravvivere.

“Con gli occhi dell’Occidente”. Un fenomeno, quello delle migrazioni, strutturale alle dinamiche economiche e politiche globali e riguardante, di conseguenza, tutti noi. Bisogna, allora, munirsi degli strumenti necessari per aiutare realmente coloro che, in stato di difficoltà, sono costretti ad abbandonare il proprio Paese, e non ricordarci della loro esistenza solo nella “Giornata mondiale del rifugiato” o quando, distrattamente, sentiamo parlare al TG di una delle tante, troppe, tragedie del mare.

Giovanna Fraccalvieri