Il Gods of Metal 2012 si è aperto con i Manowar, i re del metallo

Gods of Metal 2012, Manowar – E così ha avuto inizio anche l’edizione 2012 del Gods of Metal. La prima giornata è stata caldissima sia dal punto di vista climatico che da quello della quelità dela musica espressa. La kermesse inizia prestissimo, con le esibizioni di Clairvoyants e Holyhell, a seguire, sotto un sole cocente, i Cannibal Corpse: la band americana ha espresso il meglio del proprio repertorio di musica estrema, sfoderando grande precisione esecutiva e stile. Arriva quindi il momento di vedere in sede live gli Unisonic, il gruppo di recente formazione capitanato da Kai Hansen alla chitarra e Michael Kiske dietro il microfono.

Portnoy, Allen & Co. – L’omonimo disco d’esordio delgi Unisonic ha raccolto pareri positivi da più parti, ed in effetti la riproposizione di quei brani, uniti a pezzi risalenti ad un glorioso passato negli Helloween come I want out, risulta gradevole. Peccato solo per il gran caldo che ha infastidito nelle prime ore pomeridiane i presenti. Circa 20 minuti dalla fine dell’esibizione degli Unisonic sono sufficienti per preparare il palco per gli Adrenaline Mob, il nuovo gruppo della premiata ditta Allen-Portnoy-Orlando. Omertà, l’album di esordio, ha proposto delle sonorità rotonde ed un groove pesante, ideale per una riproposizione live. I nuovi pezzi infatti “infiammano” la platea, mentre Portnoy dietro le pelli è preciso come al solito, Mike Orlando fa il fenomeno alla chitarra e la voce di Russell Allen non ha bisogno di presentazioni.

Manowar – La presenza degli Amon Amarth sul palco, segna il ritorno a sonorità estreme. I vichinghi svedesi propongono, sotto la magnifica effige di Surtur, brani tratti dall’ultima release ma non solo, con suoni molto grezzi e potenti che caricano come un toro a testa bassa. “The Fate Of Norns”, “Cry Of The Black Birds”, “Live For The Kill”, “Destroyer Of The Universe” sono solo alcuni esempi dei pezzi proposti. Ci si avvicina alla fase “calda” della giornata, arrivano i Children of Bodom e il loro metal tutto velocità e adrenalina. L’inizio è devastante con “Warheart”, anche se durante i primi 3-4 brani l’audio non è perfetto e i suoni risultano impastati. La scaletta è intensa e travolgente anche se un taglio improvviso della stessa fa infuriare Alexi Laiho che scaglia la chitarra a terra. Il concerto si conclude con “Are you dead yet?” mentre ci si prepara per il ritorno dei Manowar sul suolo italico. Il combo americano torna in Italia e lo fa con stile: la band di Joey De Maio sale sul palco poco dopo le 22, da lì in poi i 4 non si sono più fermati proponendo una raffica di brani scelti da tutta la loro discografia. Uno via l’altro arrivano “Manowar”, “Gates of Valhalla”, “Kill with power”, “Sign of the hammer”: un inizio travolgente che non conosce sosta fino all’esecuzione di “Gods made heavy metal” quando un fan viene chiamato sul palco a suonare con la band. Nel finale seguono atmosfere più soffuse ma sempre in stile Manowar, e la conclusiva “Black Wind, Fire and Steel” mette fine ad un’esibizione meno prolissa del solito ma molto rocciosa: i Manowar non mollano mai.

R. A.