Sylvie Guillem, premiata con il Leone d’oro, racconta la sua carriera e la sua passione per l’ambiente

Premio consegnato a Venezia – Mercoledì 20 giugno è stato consegnato, dal Presidente della Biennale Paolo Baratta e il Direttore del settore Danza Ismael Ivo, il Leone d’oro alla carriera per la danza alla ballerina e coreografa Sylvie Guillem.
La motivazione per cui è stata scelta l’artista sottolinea come sia in grado di interpretare con estrema bravura ogni tipo di balletto, passando dai canoni della danza classica alle richieste di quella contemporanea, dimostrando in ogni occasione la sua sensibilità drammatica, la potenza fisica ed una tecnica estrema. “E’ a partire dalle sue doti naturali che la Guillem ha ridisegnato la figura della ballerina, sfidando le leggi della fisica con estensioni prima inimmaginabili e virtuosisimi acrobatici eseguiti con estrema naturalezza“, ha dichiarato Ismael Ivo.

Carriera iniziata in giovane età – Sylvie Guillem, dopo aver ricevuto il prestigioso riconoscimento, ha ripercorso la sua carriera e risposto alle domande dei presenti con molta ironia e simpatia, regalando qualche curiosità relativa alla sua carriera nella danza.
La ballerina ha ricordato come debba ringraziare Rudolf Nureyev per essere arrivato all’Opéra di Parigi quando lei era ancora giovanissima ed aver svecchiato un ambiente troppo statico, “addormentato da lungo tempo e pieno di polvere“, che dava poco spazio ai giovani. E’ stato infatti Nureyev a sceglierla come étoile a soli 19 anni dopo averla vista interpretare Il lago dei cigni.
Sylvie Guillem ha ricordato come inizialmente non provasse quasi nessun interesse per la danza, attività che affiancava a quella di ginnasta per imparare a muoversi con più grazia e femminilità. E’ stato solo durante il primo saggio di fine anno, quando si è aperto il sipario ed ha visto il pubblico, che Sylvie ha provato qualcosa di speciale e ha pensato per la prima volta che avrebbe potuto esplorare questa tipologia di arte.

Da Parigi a Londra – La sua passione per la danza l’ha portata a cercare sempre nuovi stimoli e nuove opportunità, arrivando persino alla decisione di abbandonare l’Opéra di Parigi per approdare a Londra, al Royal Ballet dove ha trovato un diverso rapporto nei confronti del teatro e delle rappresentazioni sul palco.
Dopo 10 anni nel Regno Unito, la danzatrice si è avvicinata con più interesse alla danza contemporanea, e negli anni successivi ha acquisito moltissime esperienze diverse, tra cui quella come coreografa per una Giselle inizialmente destinata alle sale cinematografiche.
Un lavoro, quello del coreografo, che la Guillem non considerà però la naturale evoluzione del mestiere del ballerino, ma che richiede un vero e proprio linguaggio specifico, capacità e l’intelligenza necessaria per capire che bisogna possedere un bagaglio tecnico ed artistico ben preciso per poterlo professare con rispetto.
Sylvie Guillem ha un solo consiglio per le nuove generazioni: “avere passione per quello che si fa, farlo al meglio e farselo piacere, senza cedere ai compromessi“.
Uno stile di vita che rispecchia anche il suo impegno per l’ambiente: la ballerina ha infatti invitato ad informarsi sulle attività di Paul Watson e della sua organizzazione Sea Shepherd, che lei considera una vera e propria fonte d’ispirazione per l’impegno attivo nel difendere la natura e far capire che l’uomo deve imparare a non porsi al centro del mondo, ma come parte di un insieme più vasto.

Beatrice Pagan