Gods of Metal: con Ozzy & Friends si è chiusa l’edizione 2012

Gods of Metal, Ozzy Osbourne – Quarto ed ultimo giorno di Gods of Metal alla fiera di Rho. L’atto finale vede protagonista come headliner Ozzy Osbourne e i suoi friends: una serie di ospiti, tra cui Slash e Zakk Wylde, di supporto al madman, che si alternano proponendo i brani che hanno reso celebre la carriera di Ozzy sia da solista che con i Black Sabbath. I cancelli si aprono come consuetudine la mattina: I Killed the Prom Queen e Kobra and the Lotus sono gli apripista e fanno la loro parte anche se non fanno gridare al miracolo: un pò di buona musica per risvegliare i sensi dei metallari mattinieri di questa giornata conclusiva. Sono le 12.30 quando gli August Burns Red fanno la loro apparizione sul palco del Gods: la loro è una performance robusta ma che non infiamma lo spirito selvaggio del pubblico, specie quello presente nel pit.

Metalcore – Una giornata a stelle e strisce, con un sacco di gruppi americani ad alternarsi sul palco. Ecco quindi arrivare i Devildriver con un sound a metà tra il death ed il black metal: un’ esibizione carica di adrenalina che, nonostante il gran caldo, ha interessato e caricato, stavolta sì, il pubblico del pit e quello al di là delle transenne. Da Orlando arrivano invece i Trivium, la band thrash metal reduce dal successo dell’album In Waves, un lavoro omogeneo e ben fatto. Il combo non lesina energie con un’ esibizione perfetta, pulita ed esaltata da suoni scanditi e distinti. Un grande concerto, penalizzato soltanto dall’ora molto calda in cui è stato programato: avrebbe meritato probabilmente un altro contesto. Poco dopo le 16 il pubblico comincia ad affluire più numeroso nell’arena ed è proprio in quei minuti che salgono sul palco i Lamb of God, formazione di Richmond che parte con dei suoni altissimi ed impastati: penalizzati soprattutto i ragazzi nel pit, che hanno dovuto subire un tale attacco sonoro ai propri padiglioni auricolari.

Gran finale – Con i Black Label Society di Zakk Wylde si entra nella fase più calda della giornata e forse dell’intero Gods of Metal 2012. Chitarroni potenti e rotondi accompagnano l’esibizione dei bikers di Los Angeles, con Zakk che si presenta sul palco con un copricapo indiano e sciorina riff e soli a tutto volume. Non c’è spazio per nessuna ballad, nemmeno per “In this River”, mentre troppo spazio è dato ad un assolo dello stesso Zakk fin troppo monotono e distorto. Alla fine vedere i Black Label è sempre un’esperienza corroborante, e carichi di adrenalina ci si prepara a vedere gli Opeth. Heritage è un disco sperimentale e, se vogliamo, anche un pò fiacco. L’inizio del concerto non è adrenalinico: vengono suonati brani dell’ultimo full-lenght uno dietro l’altro. E quando ci stiamo già stufando, ecco che risuonano nell’arena i primi growl: la scaletta cambia tono e gli Opeth iniziano a pestare duro con “Demon of the Fall” e “The Grand Conjuration” su tutti. Una prova alla fine convincente per una band tra le più tecniche in circolazione. E venne il momento di Ozzy e dei suoi “amici”: un video introduttivo annuncia l’arrivo del madman che piomba di “corsa” sul palco incitando la folla. Si apre con il terzetto “Bark at the Moon”, “Mr. Crowley” e “Suicide Solution”, brani che non possono lasciare indifferente il pubblico specie quello delle prime file, inondato a tratti dalla pistola di schiuma di Ozzy. Subito dopo “Rat Salad” avviene il primo cambio di formazione, con Slash e Geezer Butler ora sul palco pronti per suonare “Iron Man”, “War Pigs” e “N.I.B.”. Altro cambio al volo: dentro Zakk Wylde e fuori Slash per “Fairies Wear Boots”, “I don’t Wanna Change the World” e “Mama I’m Coming Home”. Gran finale con tutti i protagonisti on stage per l’immancabile “Paranoid” e i doverosi saluti. Si conclude così il Gods of Metal edizione 2012: quattro giorni di adrenalina pura, divertimento e qualche inconveniente tecnico. Succede anche nelle migliori famiglie.

R. A.