Cina: madre costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza

Cina – Migliaia di donne in Cina sono forzate ad abortire dalla polizia, anche quando il feto è ormai ben sviluppato. Si legge sul South Metropolis Day che una donna è stata costretta ad interrompere la gravidanza tramite iniezione abortiva all’ottavo mese di gravidanza. Secondo un articolo dell’AsiaNews, pochi giorni fa, un’altra mamma cinese è stata costretta ad abortire al settimo mese dal concepimento. Si tratta di Feng Jianmei, l’ennesima vittima della politica del figlio unico in Cina, uno di quei 13 milioni di casi l’anno di interruzione forzata della gravidanza. I media riferiscono che la donna è stata assalita e picchiata da un gruppo di impiegati del Family planning.

Testimonianze – Chai Lingi, la dissidente leader del movimento di Tian Anmen ha testimoniato che  “…l’applicazione brutale e violenta della politica del figlio unico è il più grande crimine contro l’umanità attualmente in atto; è lo sventramento segreto e inumano di madri e figli; è il massacro di Tian Anmen che si ripete ogni ora; è un olocausto infinito che va avanti da 30 anni”. Dalla sua parte anche Reggie Littlehohn, avvocato americano particolarmente sensibile ai problemi di discriminazione e di violenza sulle donne che afferma: “Nessun governo legittimo potrebbe commettere o tollerare un atto simile. I responsabili dovrebbero essere perseguiti per crimini contro l’umanità”.

Michela Santini