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Al via la Lega targata Maroni. Bossi in lacrime cede lo scettro

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A votargli contro è stata solo una fedelissima bossiana; per il resto Roberto Maroni ha incassato il consenso plebiscitario dei delegati che lo hanno ieri acclamato nuovo segretario della Lega. Inizia così l’era del Carroccio firmata Bobo, orientata (almeno nelle intenzioni) ad unire e a riabilitare il “fasto” elettorale di una volta. Al capo “detronizzato” non è rimasto altro che rimarcare la tesi (sbiadita) del complotto e di congedarsi con la citazione della storia di Re Salomone, costretto a rinunciare al suo “bambino” per salvargli la vita.

Segretario senza ombre – “Sarò un segretario come deve essere fatto da statuto: senza tutele, senza commissariamenti, senza ombre“. Sono queste le prime parole con cui il neo leader della Lega, Roberto Maroni, ha voluto ieri evidenziare il suo incarico a pieni poteri. “Non sarò un segretario dimezzato”, ha in pratica sottolineato l’ex ministro, che ha subito messo le cose in chiaro. “Io sono uno di voiha detto rivolgendosi ai delegati – sono a disposizione dei militanti e voglio che mi consideriate un semplice militante”.

Una fase nuova – “Quello che mi è stato affidato – ha aggiunto – è un incarico che fa tremare le vene dei polsi, dopo tanti anni in cui c’è stato Bossi che per me è un fratello. Lo porterò sempre nel cuore, ma oggi inizia una fase nuova“. “Da stasera – ha assicurato il nuovo leader del Carroccio – invece di guardare la partita di calcio, mi metterò al lavoro. In settimana riunirò il Consiglio federale e nominerò la squadra che mi affiancherà in questo difficile ma affascinante lavoro”.

Stop alle divisioni – E sulle prime mosse da compiere: “Garantisco il mio impegno al 150%ha promesso Roberto Maroni – lavorerò per unire. Non ho altra ambizione che far tornare la Lega ai successi a cui siamo abituati, a cui ci ha abituato Bossi. Basta contraddizioni e masochismi. Io non sono masochista. Voglio una Lega forte. Ultima condizione è che vi sia una gestione trasparente delle nostre risorse, dei nostri soldi. Questo – ha rimarcato il neo segretario – è l’impegno e questa è la Lega che io voglio”.

Le cose da fare  – A seguire la lunga lista degli obiettivi da centrare: “la regionalizzazione del debito“,  “l’abbattimento del 15% del carico fiscale sulle imprese del Nord“, “l’abolizione di almeno dieci ministeri inutili, a partire da quello per la Coesione sociale”. E ancora: “l’introduzione del sistema fiscale svizzerocon “un terzo delle tasse ai Comuni, un terzo alle Regioni, e un terzo solo allo Stato”. “E in autunno – ha annunciato Maroni – la madre di tutte le battaglie, la guerra contro il Patto di stabilità. Perché se un sindaco lo viola gli si scatena contro Equitalia, ma se lo fanno in mille si cambia”.

La tesi del complotto – E Umberto Bossi? Il vecchio capo è intervenuto a più riprese al congresso suscitando reazioni contrastanti. Se in un primo momento ha, infatti, scelto di optare per la solita linea difensiva, insistendo sul tema del complotto ordito da Roma per indebolire il Carroccio, in un secondo ha, invece, accettato di abbassare ogni difesa e di mostrarsi nel suo lato più vulnerabile. E’ stato, forse, il passaggio più commosso dell’intero congresso, quello in cui il Senatur ha certificato l’amaro “passaggio del testimone”.

La rinuncia del Senatur – Lo ha fatto citando la storia biblica di Re Salomome, alle prese con due madri che rivendicavano lo stesso bambino. Metafora perfetta di un partito scisso internamente, che ha imposto al vecchio leader la rinuncia più pesante. Come la madre che, pur di salvare la vita al figlio, decide di concederlo all’altra donna, “così ho dovuto fare io – ha spiegato Bossi – Lo dico a chi ancora non l’ha capito: bisognava impedire a Roma di distruggere e dividere la Lega“. “Allora il bambino è suo, ha concluso tra le lacrime il Senatur rivolgendosi a Maroni, mentre la standing ovation del palazzetto lo accompagnava verso la porta d’uscita.

Maria Saporito

 

 

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