Trattativa Stato-Mafia: Nessun aiuto dalle istituzioni per arrivare alla verità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:04

Il procuratore aggiunto alla procura distrettuale antimafia di Palermo, Antonio Ingroia, è interveuto attraverso il blog di Beppe Grillo per richiamare l’attenzione sull’azione della magistratura per arrivare alla verità su quella che  stata un’importante trattativa Stato-Mafia. Ingroia si dimostra molto critico nei confronti delle istituzioni da parte delle quali no ha ricevuto alcun sostegno in tal senso:In un Paese normale – ha affermato – di fronte a questa azione della magistratura, il paese delle istituzioni e la società si stringerebbero attorno ai magistrati, li si sosterrebbe in questo compito difficile, anzi ciascuno cercherebbe di fare la propria parte. La politica dovrebbe occuparsene, accertando quello che alla politica tocca accertare rispetto al passato, la verità politica, la verità storica. Non tocca alla magistratura appurare la verità storica. La politica dovrebbe anche individuare responsabilità storiche e responsabilità politiche, non certo le responsabilità penali, e invece questo in Italia non è avvenuto”.

Almeno fino a oggi non è avvenuto – chiarisce ancora il magistrato – perché per esempio tante e tante commissioni parlamentari antimafia si sono avvicendate in questi vent’anni, ma nessuna di queste ha messo al centro della propria attenzione, al centro della propria indagine, l’accertamento della verità su quel terribile biennio 92/93, che è poi il biennio sul quale è nata questa Repubblica. Perché questa Seconda Repubblica affonda letteralmente i suoi pilastri nel sangue di quelle stragi, in quella trattativa che si sviluppò dietro le quinte di quelle stragi.

Poi ha ribadito con fermezza la sua impressione d’inseme: Non solo la politica non ha fatto questo, ma nè dalla politica, nè dal mondo dei mass media, è venuto un sostegno nei confronti della magistratura, anzi queste iniziative di verità, di realtà giudiziaria, sono state accolte con freddezza, fastidio, a volte con ostilità come se questo Paese la verità non la volesse, come se ci fosse una grande parte del Paese che preferisce vivere in quell’eterno presente immobile senza conoscere le proprie origini, forse per la paura di scoprire qualcosa di cui vergognarsi nella propria vita”.

Irene Fini

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