Monti: Basta col tiriamo a campare

Meglio una temporanea perdita di speranza che una speranza illusoria: è questo il concetto che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha più volte rimarcato ieri, nel corso dell’incontro convocato a Palazzo Madama per la presentazione del libro del ministro Andrea Riccardi. Volgendo lo sguardo indietro, il premier ha puntato l’indice contro le illusioni alimentate da politici e dirigenti italiani che, negli ultimi anni,  hanno preferito procrastinare il confronto con i problemi del paese. Non solo: “stuzzicato” dalla giornalista Lucia Annunziata sul caso dell’inno di Mameli che, secondo molti detrattori, non avrebbe intonato la sera della finale degli Europei a Kiev: “Basta rivedere i filmati“, si è schermito Monti, che ha aggiunto: “Questa comunque mi sembra una domanda impropria“. 

Stop alle illusioni – “Se per decenni si indulge ad assecondare un superficiale ‘tiriamo a campare’ oppure si indulge nell’iniettare nei cittadini la sensazione che tanto il paese può, per le sue risorse, non affrontare problemi seri che le altre nazioni affrontano, forse deve venire il momento in cui, anche a scapito di una temporanea perdita di speranza, bisogna affrontare i problemi seri”. Così il presidente del Consiglio, Mario Monti, nel suo intervento ieri alla presentazione dell’ultimo libro del ministro per la Cooperazione internazionale, Andrea Riccardi.

Riferimenti casuali – “La cosa peggiore della paura sono le speranze infondate e illusorie”, ha rincarato il Professore, che ha poi aggiunto: “Ogni riferimento a realtà a noi vicine è puramente casuale”. Ma il premier è stato anche protagonista di un breve siparietto – giocato sul filo dell’ironia – con la giornalista televisiva, Lucia Annunziata, che gli ha candidamente domandato se avesse o non avesse cantato l’inno di Mameli la sera dell’impietoso 4-0 incassato dalla Nazionale a Kiev contro la Spagna.

La polemica sull’inno – “Basta rivedere il filmato, ho cantato l’inno – ha risposto il presidente del Consiglio – ma voglio aggiungere una cosa: che una personalità pubblica canti o non canti l’inno è una cosa alla quale nella nostra società diamo negli ultimi anni giustamente molta importanza. Qualche decennio fa non si usava e abbiamo avuto uomini di Stato non inferiori a quelli di oggi”.

Maria Saporito