Usa 2012, effetto Obamacare: Obama avanza nei sondaggi, Romney vola in Israele

Viaggio di piacere – Continua il lungo duello che porterà il popolo americano a scegliere il leader che lo guiderà per i prossimi quattro anni, a partire dal 6 novembre, data dell’election day. Mancano quindi poco più di quattro mesi alla resa dei conti, gli indici di gradimento iniziano a definirsi, e ai due contendenti non resta che fare ciò che è possibile, considerando i tempi sempre più stretti: limitare i danni dove si è più deboli, puntare decisi sugli aspetti della propria campagna che più incontrano il favore della popolazione.
Deve averla pensata così Mitt Romney che, all’indomani della dichiarazione di costituzionalità emanata dalla Corte Suprema sull’Obamacare, ha programmato per quest’estate una visita a Benjamin Netanyahu, che oltre ad essere il premier di Israele è anche caro amico del candidato repubblicano alla casa Bianca: nel 2008 la lobby ebraica diede un grosso contributo economico alla causa di John McCain, e l’intento di Romney è proprio quello di assicurarsi il sostegno degli eredi di David, nella speranza che non si accorgano della successiva visita che l’ex Governatore del Massachusetts farà in terra palestinese, dove incontrerà il leader locale Salam Fayyad.

Passo dopo passo – Diversi sondaggi indicano che Barack Obama non otterrà grande vantaggio dal mantenimento in vigore dell’Obamacare, ma grazie alla delibera della Corte del 28 giugno l’attuale Presidente ha compiuto un altro piccolo passo in avanti: al momento infatti il vantaggio di Obama è di tre punti percentuali (49% contro il 46% di Romney). Inoltre è ormai chiaro che il candidato democratico dovrà curare al meglio i suoi elettori latinoamericani, e le sue elettrici donne, che gli stanno accordando in massa la loro preferenza. Addirittura, Obama riscontra tra i latini un favore che ammonta al 66%, attestandosi al momento ben 41 punti davanti al rivale. Forte del sostegno dell’immensa comunità latina, Obama si è attirato ancora maggiori simpatie dopo il no al rimpatrio di 800mila latinoamericani senza documenti arrivati negli Usa da bambini.

Damiano Cristoforoni