Joan Baez a Milano canta Morandi, Bob Dylan e Morricone: concerto epico

Joan Baez concerto: Non è facile restituire cosa sia Joan Baez dopo averla sentita cantare, dopo aver ascoltato le cose che si è scritta e che, con pazienza, ha tentato di spiegare in italiano a tutti coloro che, ieri sera, sono accorsi al suo concerto presso l’ippodromo di Milano. Se le parole potessero avere tutto questo potere non servirebbero i musicisti, i registi, le signorine esili come giunchi che stanno sulle punte e non servirebbero neppure i fotografi; basterebbero i cronisti. Ma come si racconta una donna dalla dignità, dalla cultura e dall’eleganza talmente strabordanti da mettere quasi in secondo piano un voce da brividi che lascia imbarazzati i comuni mortali? Si parte forse dal suo palco trasformato in un piccolo salotto con un divano arancio che ha l’aria di essere assai comodo e vissuto, accanto al quale troneggia una lampada a piantana. Joan Baez, la donna che ha fatto conoscere Bob Dylan al grande pubblico e non il contrario, canta ancora le canzoni del suo geniale menestrello che l’ha amata per anni combattendo al suo fianco per i diritti civili; impegno politico che l’uomo, una volta sciolta la splendida relazione con la sua “madonna del folk” ha abbandonato mentre lei, grandissima interprete piuttosto che compositrice, continua ad avere nel sangue da settantun anni, portati alla grandissima.

Joan e Bob: Così la Baez, ieri sera, introduce With God on your side, splendida ballata contro la guerra composta da Dylan, a seguire, sempre del suo antico amore, intona Baby Blue. Ma le stilettate al cuore arrivano quando la cantante, prima di regalarci We shall overcome, inno per i diritti civili, ricorda agli astanti che ha cantato questa canzone per Martin Luther King, per la propria madre, per coloro che erano a Woodstock ed ora per noi.

Partecipazione: In un crescendo catartico tra pubblico e musicisti in cui, ballata dopo ballata, l’usignolo ci affabula con quella voce dannatamente argentina e limpida, puoi iniziare a comprendere che, quando si riempiono le cose di significato e passione, quelle cose sono destinate a diventare preziose; osservare la serietà e la dedizione con la quale Joan Baez si ostina a leggere quei foglietti in italiano utili per esplicare il senso di ogni brano è un’esperienza formativa senza intenti di predicazione a buon mercato. Joan Baez canta in spagnolo, in italiano ben due canzoni di Gianni Morandi, in arabo al fine di celebrare la loro Primavera, in inglese e poi canta e continua a cantare anche quando non canta più. Ci legge una strofa dedicata a Maria Maddalena per poi musicarla, si scusa quando sbaglia un attacco, si prende letteralmente il pubblico sulle gradinate e lo invita sotto il palco. Ci ricorda che è messicana, status che ha pagato a caro prezzo nell’America mentalmente occlusa degli anni Sessanta, ci ricorda che la vita è troppo breve per essere critici ed infine, quando ormai non ci speravamo più si ricorda di cantarci Here’s to you, meravigliosa composizione di Ennio Morricone che ha scelto la Baez per interpretarne le semplici parole strazianti.

Here’s to you: Ha voluto chiudere così questa tappa meneghina, in ricordo di Sacco e Vanzetti, i nostri connazionali sacrificati come agnelli a causa, fondamentalmente, del loro essere italiani ed anarchici; a causa della loro razza e del loro credo. Sola, sul palco, intona ciò che tutti stavamo aspettando ed è proprio lì che per Nic e Bart si rinnova il miracolo partecipativo: pedissequamente seguendo il componimento del Maestro Morriconeil momento ultimo e finale è vostro, l’agonia è il vostro trionfo”. Altre parole per spiegare Joan Baez ed un suo concerto non ne abbiamo più. Giù il cappello per una donna di carisma, una combattente stoica, una delle più grandi interpreti musicali femminili del Novecento, una messicana in un mondo di principesse bianche come ha perfettamente raccontato lei stessa, la Musa di Bob Dylan ed, infine, una splendente settantunenne che ci rassicura circa il fatto che presto arriverà la luna, e sarà una luna bellissima. E’ arrivata.

Valeria Panzeri

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Fotografie di Pier Luigi Balzarini