Nomine Rai: tra Fini e Schifani è scontro istituzionale

Le nomine del Cda Rai continuano a tenere banco nel dibattito politico. Dopo i tentativi falliti degli scorsi giorni, oggi la commissione di Vigilanza tornerà a votare ad oltranza, nella speranza di centrare il risultato finale. Ma a caricare di nuova tensione la questione è intervenuto ieri lo scontro tra la seconda e la terza carica dello Stato. Dopo la dichiarazione del pidiellino Paolo Amato, il presidente del Senato, Renato Schifani, ha infatti spiazzato tutti, autorizzando la sostituzione (in tempo record) del “dissidente” con Pasquale Viespoli di Coesione nazionale. Un intervento, quello di Schifani, che ha fatto infuriare Gianfranco Fini.

Alta tensione in Rai – Quella di ieri è stata una giornata particolarmente nervosa, scandita da colpi di scena culminati in un inedito scontro istituzionale. La faticosa scelta dei nuovi consiglieri d’amministrazione della Rai continua a seminare tensione e dissapori tra i partiti, prefigurando un esito tutt’altro che condiviso. Dopo le dichiarazioni di Paolo Amato (membro della commissione in quota Pdl), il partito del Cavaliere deve aver fiutato il pericolo, tanto che – stando alla versione riferita dai più maliziosi – avrebbe spinto per favorire la tempestiva sostituzione del “dissidente” con il più “allineato” Pasquale Viespoli.

Il dovere di chiarire – Una richiesta pervenuta al presidente del Senato, Renato Schifani, che ha deciso di autorizzare il “cambio”, suscitando la piccata reazione di Gianfranco Fini“Mi auguro che Schifani sentirà il dovere di chiarire perché la decisione sia improvvisamente maturata solo oggi – ha scritto in una nota il presidente della Camera – con la commissione di Vigilanza già costituitasi in seggio elettorale per eleggere i membri del Cda Rai”. 

La serenità del presidente – “Schifani ha ravvisato l’urgenza di intervenire solo oggi perché era chiaro che la libertà di voto del senatore Amato avrebbe determinato un esito della votazione non gradito al Pdl? – ha provocato il leader di Fli – Se così fosse, saremmo in presenza di un fatto senza precedenti e di inaudita gravità politica”. Un  attacco frontale a cui il presidente del Senato ha così risposto: “Sono sereno e tranquilloho solo fatto rispettare le regole, impedendo che la commissione di Vigilanza compisse atti viziati da illegittimità”.

La versione di Schifani – Già, perché nella versione di Schifani la richiesta di Viespoli di entrare a far parte della commissione di Vigilanza era stata avanzata da tempo, con l’intento di rendere più “equilibrata” la composizione della commissione stessa, “orfana” di un esponente di Coesione nazionale. La presa di distanza di Amato rispetto al suo gruppo e la conseguente richiesta avanzata dal Pdl al presidente del Senato avrebbero quindi convinto Schifani dell’opportunità di approfittare della situazione per “regolarizzare” ogni cosa e scongiurare il rischio di future contestazioni.

Pdl compatto – A non aver dubbi sulla correttezza del comportamento del presidente del Senato è Angelino Alfano“Il presidente Schifani – ha detto – si è comportato in modo esemplareNon accettiamo alcuna critica, a maggior ragione da parte di chi, in pieno esercizio del suo alto ruolo istituzionale, ha fondato un partito”. Più velenoso il commento di Ignazio La Russa: “Mi fa male vedere Fini ridursi così“, ha detto. Ma l’improvviso “cambio” autorizzato da Schifani ha insospettito anche Pier Ferdinando Casini e Pier Lugi Bersani che hanno invitato il presidente del Senato a riferire in Aula.

Maria Saporito