“Lei non sa chi sono io”. Ed è subito denuncia

Dire “Lei non sa chi sono io” è un reato – La Cassazione ha stabilito che l’espressione “lei non sa chi sono io, questa gliela faccio pagare”, se portata in tribunale, potrebbe provocare una vera e propria condanna. L’espressione è considerata un’esclamazione minacciosa e quindi punibile dalla legge. La suprema Corte ha, infatti, stabilito che l’espressione ha un contenuto in grado di limitare la ‘libertà psichica’ altrui se scappa di bocca in un ‘contesto di alta tensione verbale’.

Il caso – A provocare la decisione della suprema corte è stato un caso verificatosi a Salerno di un uomo che aveva inveito contro una sua conoscente urlandole contro, appunto, la famosa frase. L’uomo era stato prosciolto, graziato dal giudice di pace che, con il suo verdetto, aveva ritenuto ‘l’inidoneità offensiva’ della locuzione ora incriminata. Il Procuratore generale della Corte di Appello di Salerno è ricorso in Cassazione, sostenendo nella sua tesi, che “nel reato di minaccia elemento essenziale è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione del pericolo che un male ingiusto possa essere cagionato dall’autore alla vittima, senza che sia necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente in quest’ultima, essendo sufficiente la sola attitudine della condotta ad intimorire e irrilevante l’indeterminatezza del male minacciato purché questo sia ingiusto e possa essere dedotto dalla situazione contingente”.

Da Totò a Sgarbi, la frase è oramai celebre – Chi lo dirà ora al Principe Antonio De Curtis e al ‘vigile’ Alberto Sordi che rischiano di essere condannati per una delle frasi che li ha resi più popolari? Passando ai casi più recenti, la stessa frase è stata pronunciata, per evitare una multa dei vigili, dalla showgirl sudamericana Aida Yespica, e dai parlamentari Gabriella Carlucci e Vittorio Sgarbi.

Maria Rosa Tamborrino