Monti bacchetta Squinzi: Fai salire lo spread

L’inedita “convergenza” registrata due giorni fa tra il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, e il segretario della Cgil, Susanna Camusso, aveva fatto storcere il naso a molti. I due si erano ritrovati a Serravalle Pistoiese , dove avevano inanellato una serie di attacchi al governo, culminati in un giudizio poco lusinghiero sulla recente spending review. “Si deve evitare la macelleria sociale“, aveva detto Squinzi, che aveva tentato di “aggiustare” aggiungendo: “Comunque da qualche parte bisognava pure iniziare”. Una “toppa” tardiva e insufficiente, almeno per il presidente del Consiglio, Mario Monti, che ha ieri destinato una piccata replica al ledare degli industriali.

Monti vs Squinzi – Ospite del ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, il premier Mario Monti ha partecipato ieri alla tradizionale conferenza economica di Aix-en-Provence. L’occasione ideale per parlare di euro e di mercati, ma – a margine del suo intervento – il Professore non ha rinunciato a intrattenersi su questioni squisitamente italiane, partendo dalla “bordata” consegnata il giorno prima da Giorgio Squinzi sulla spending review“Dichiarazioni di questo tipo – ha commentato Monti – fanno aumentare lo spread, i tassi di interesse e incidono non solo sul debito pubblico, ma anche sulle imprese“. 

Dichiarazioni pericolose – “Invito a considerare che dichiarazioni di questo tipo da parte di figure istituzionali e personaggi ritenuti responsabili – ha rincarato il premier – hanno effetti molto negativi nei mercati e nelle valutazioni delle organizzazioni internazionali, quindi suggerirei di fare più attenzione non tanto per riguardo al governo, che evidentemente non lo merita sulle basi di ciò che viene detto, ma per le imprese“.

Incertezza sul futuro – Una bacchettata che, seppur inferta con la tradizionale sobrietà, ha tradito la grande insofferenza del Professore per le montanti critiche rivolte al suo governo. “Lo spread non scende – ha spiegato – perché nel mercato non c’è ancora piena credibilità nei meccanismi a supporto dell’eurozona e, forse, nel caso dell’Italia, perché c’è anche un po’ di incertezza su quello che succederà nella governance dell’economia o, detto altrimenti – ha precisato Monti – nella politica italiana dopo le elezioni“. Una puntualizzazione con cui il presidente del Consiglio sembra aver voluto inviare un messaggio netto ai partiti: i mercati si fidano di me e del mio governo, ma non di voi.

Stop ai pregiudizi – Non basta: l’indisposto premier ha ieri replicato anche ai detrattori europei, prendendo di mira quei paesi che continuano a nutrire dubbi sull’affidabilità del Bel paese. “L’Italia, pur avendo un debito pubblico molto grande accumulato nei decenni – ha detto Monti – non ha mai chiesto un euro al Fondo salva-Stati e, anzi, ha contribuito agli aiuti per Grecia, Portogallo, Irlanda e ora anche per le banche spagnole”. “Basta fare di tutta l’erba un fascio – ha concluso il premier – E’ molto importante che l’Europa si costruisca sulla realtà e non sui pregiudizi“.

Maria Saporito