Usa 2012, è battaglia sulle tasse

Niente per scontato – In una campagna presidenziale come quella che stanno affrontando Barack Obama e Mitt Romney l’equilibrio può essere spezzato da qualsiasi piccolo fattore, e nell’altalena delle preferenze elettorali degli americani è ora il Presidente in carica a dover rincorrere: il dato che ha fatto rallentare pesantemente la corsa del candidato democratico è quello relativo al tasso di disoccupazione, che a giugno è rimasto stabile all’8,2%.
La carta che Obama sta tentando di giocare per risalire velocemente la china è quella degli sgravi fiscali per i meno abbienti, e l’ha fatto capire ieri in una dichiarazione ufficiale: “La nostra priorità è ricostruire l’economia americana, rimettere la gente al lavoro e ridare sicurezza alle famiglie della middle class e ai piccoli imprenditori colpiti duramente dalla crisi”, ha detto Obama dalla Casa Bianca; “per questo il Congresso deve agire ora e prorogare di un anno gli sgravi che furono varati durante la presidenza di George W. Bush, perchè se non lo facesse molte famiglie perderebbero ulteriormente molti dei loro risparmi”.

Contromossa – Gli sgravi a cui Obama si riferisce sono quelli relativi alle famiglie con reddito inferiore ai 250.000 dollari; secondo le stime del Governo, le mancate entrate dovute alle facilitazioni ammonterebbero a 150 miliardi di dollari in dieci anni, ma l’aumento della tassazione dei redditi superiori a quella cifra porterebbero nelle casse statali ben 850 miliardi.
Immediata la replica di Romney, che non può permettersi di non combattere una proposta che danneggerebbe la maggior parte dei suoi sostenitori: attraverso la sua portavoce, l’ex Governatore del Massachusetts ha fatto sapere che “l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno, in un’economia come l’attuale, è alzare le tasse su qualche fascia di reddito”.

Damiano Cristoforoni