Il Pd si spacca sui matrimoni gay

Ad “avvelenare” il clima ci hanno pensato le unioni gay. L’assemblea del Pd che si è svolta ieri a Roma ha avuto un finale “col botto”, segnato dalle proteste  di alcuni delegati intenzionati a sottoporre al voto un testo sui matrimoni omosessuali. Ma a sbarrare la strada è stata la presidenza del partito (alias Rosy Bindi), che ha  fatto riferimento a un documento già esistente sul tema. Tanto quanto basta a far scoppiare la bagarre, con alcuni delegati (vicini a Ignazio Marino) pronti a riconsegnare le tessere del partito e il segretario Bersani costretto a ritornare sul palco per denunciare le inutili “beghe” interne.

Matrimoni della discordia – Il caos è scoppiato quando dal palco da cui Pier Luigi Bersani aveva da poco concluso la sua applaudita relazione, è stato ufficializzato che non si sarebbe sottoposto al voto l’ordine del giorno riguardante le unioni omosessuali. Il motivo? L’esistenza di un documento precedente, già votato dalla commissione per i diritti del Pd, che mette nero su bianco la posizione del partito sui matrimoni gay. Nel citato documento il Pd conferma il riconoscimento dei diritti civili per tutti, ma senza aprire spiragli alla “benedizione” dei matrimoni omosessuali. Da qui la protesta di alcuni delegati, desiderosi di riaprire il dibattito proprio su questo punto.

L’ira dei delegati – “È un tecnicismo, noi dobbiamo fare politica – ha tuonato la delegata modenese,  Giulia Morini – ma di cosa avete paura? Bersani, mettiamoci la faccia”. Le ha fatto eco Enrico Fusco, della segreteria pugliese: “Quel documento è antico, arcaico, irrispettoso della dignità – ha ammonito – E’ vergognoso, persino Fini è più avanti di noi”. “Non capisco di cosa hanno paura – ha ribadito Ivan ScalfarottoLe unioni gay sono una realtà con cui prima o poi dovremo fare i conti”.

L’importanza di votare – Sul piede di guerra anche Paola Concia“Siccome il documento sui diritti che è stato approvato dalla maggioranza non parla di matrimoni gayha spiegato – io ho presentato un ordine del giorno su questo punto. Questo ordine del giorno firmato da 40 membri non è stato messo ai voti per scelta della presidenza di assemblea. Io non ho minacciato di stracciare la tessera, ma Benedino, Fusco e Mancuso hanno riconsegnato le tessere al segretario – ha aggiunto la deputata – È stato surreale che non si sia voluto far votare, molte persone hanno detto che avrebbero votato contro, ma l’errore è non permettere il voto. Io avrei accettato qualsiasi voto dell’assemblea”.

Bersani: No alle beghe – Alla fine l’intervento di Bersani è risultato irrinunciabile. Ritornato sul palco: “Per la prima volta il partito si è impegnato a codificare le unioni gay e sento dire: vado via dal Pd – ha lamentato il segretario – Ma non l’ho sentito dire quanto così non era. Il sistema dei diritti evolve e non può essere affrontato se non si tiene conto dei passi fatti”. “Siamo il primo partito del paese e dobbiamo dire all’Italia cosa vogliamo fare – ha rimarcato Bersani – Il paese non è fatto delle beghe nostre“. 

La versione del presidente – E Rosy Bindi, finita nel banco degli imputati per le sue presunte posizioni “oscurantiste”? “Non si poteva votare quel documento dal momento che con il primo, già votato – ha dichiarato la democratica – avevamo escluso le nozze tra gay perché la Costituzione non le prevede”. Quanto alle contestazioni“Fanno bene alla democraziaha osservato la presidente del Pd – siamo un partito aperto in cui anche le minoranze possono esprimere la loro opinione”.

Maria Saporito