Napolitano contro la Procura di Palermo: Il Quirinale non va intercettato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:29

Napolitano contro i magistrati palermitani – Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha affidato all’avvocato generale dello Stato l’incarico di rappresentare la presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della procura di Palermo in merito alle decisioni assunte da quest’ultima sulle intercettazioni di conversazioni telefoniche del capo dello Stato, giudicate da Napolitano “lesive di prerogative” attribuitegli dalla Costituzione. E’ l’ennesimo, doloroso, capitolo nell’ambito della complessa vicenda legata all’inchiesta della procura palermitana sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. La scelta di sollevare il conflitto di attribuzione, è stata dettata a Napolitano dal “dovere” di “evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce.

Pronta la replica dei pm palermitani – Il procuratore della Repubblica Francesco Messineo, dopo aver convocato nel suo ufficio i magistrati titolari di quel fascicolo (l’aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Lia Sava, Nino Di Matteo e Palermo Guido) ha dichiarato ai cronisti che l’operato della Procura nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia “risponde ai principi del diritto penale e della Costituzione”, e nelle intercettazioni non sono state violate le prerogative costituzionali del capo dello Stato. Dalla parte dei magistrati palermitani si schiera anche il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, secondo il quale “ha ragione il presidente della Repubblica quando sostiene che non devono esserci interferenze tra i vari organi costituzionali dello Stato”, ma – non manca di aggiungere il numero uno Idv – “ciò premesso l’Italia dei Valori si schiera, senza se e senza ma, al fianco di quei magistrati palermitani che stanno facendo ogni sforzo possibile per accertare la verità in ordine alla pagina buia rappresentata dalla trattativa tra Stato e mafia, che ha umiliato le istituzioni e visto magistrati del calibro di Falcone e Borsellino perdere la vita, mentre altri trattavano per farla franca”.