Siria, carri armati a Damasco, è guerra civile

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:08

Capitale violata – Si stringe il cerchio intorno a Bashar al-Assad, che uno dopo l’altro vede allontanarsi anche i suoi alleati più fedeli: dopo il clamoroso dietrofront dell’Iran, Paese tradizionalmente amico di Damasco, ieri anche il Marocco ha dichiarato l’ambasciatore siriano “persona non gradita”, invitandolo a lasciare lo Stato immediatamente. L’unico punto fermo su cui il regime può ancora contare è la Russia, che ancora ieri ha ribadito le sue posizioni, assolutamente non contrarie alle politiche di Assad.
Nonostante il crescente isolamento, però, il leader siriano non sembra voler recedere dalle sue posizioni, e anzi, forse proprio a causa della disperata situazione internazionale, è alla ricerca di un’improbabile repressione totale e schiacciante, per raggiungere la quale ha fatto entrare in campo i carri armati, giunti fino nel centro di Damasco.
La notizia è arrivata dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, che ha precisato come mai, fino ad ora, i blindati di Assad si fossero spinti fino al cuore della capitale, dove gli scontri, secondo le prime fonti, hanno causato almeno cinque vittime.

“Un regime che se ne va” – Durissimo il commento del premier turco Recep Tayyp Erdogan, che da diverse settimane si batte contro il regime siriano, con cui i rapporti si sono ulteriormente incrinati dopo l’abbattimento da parte di quest’ultimo di un aereo turco, il 22 giugno: “Non ci sono più parole per descrivere quello che accade in Siria”, ha accusato Erdogan; “questi massacri crudeli e tentativi di genocidio, questa brutalità disumana non sono altro che il rumore dei passi di un regime che se ne va. Abbiamo visto la stessa situazione con il regime di Saddam in Iraq, con quello di Gheddafi in Libia e con quello di Mubarak in Egitto”, ha ricordato il leader di Ankara; “chi punta le armi contro il suo popolo per la sua personale ambizione e per mantenere il suo posto si sta solo preparando alla sua fine“.
In attesa che la diplomazia faccia il suo corso, intanto, è già stato predisposto un piano di evacuazione per i 25mila occidentali presenti nel Paese mediorientale, considerando che la Croce Rossa locale ha definito “guerra civile” la situazione all’interno del Paese.

Damiano Cristoforoni