I ribelli siriani continuano a sfidare Damasco. Risoluzione Onu

L’attacco al cuore della Siria da parte dei ribelli prosegue. Solo nella giornata di ieri l’attentato contro il palazzo della Sicurezza nazionale a Damasco, quando un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo il ministro della Difesa, il generale Dawoud Rajha, il suo vice Assef Shawkat, cognato del presidente siriano Bashar al-Assad, e il generale Hassan Turkmani, capo della ‘cellula di crisi’ che coordina le azioni contro i ribelli. Gli insorti dell’esercito siriano libero non hanno abbandonato la battaglia, esplosioni in tutta Damasco e l’avvicinamento alla sede della TV di Stato loro prossimo bersaglio. Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo sarebbero 214 le persone rimaste uccise, compresi i tre alti ufficiali uccisi in un attentato nella capitale, 124 sarebbero civili, 62 soldati e 28 ribelli. Intanto il presidente siriano, Bashar al-Assad, avrebbe, secondo fonti occidentali, abbandonato Damasco.

L’operazione che i ribelli siriani hanno rinominato “Il vulcano di Damasco e il terremoto della Siria” si muove verso l’abbattimento definitivo del regime e la cacciata di Bashar al Assad. Scenario a cui stanno cercando di dare una risposta gli Stati Uniti che, per non rimanere impreparati difronte all’eventuale crollo del governo, stanno mettendo a punto piani d’emergenza affinché le armi chimiche in possesso del governo non vengano utilizzate contro la popolazione. “Il governo siriano è responsabile della sicurezza delle armi chimiche e chi, fra i rappresentanti siriani, non rispetterà gli obblighi per la sicurezza sarà ritenuto responsabile davanti alla comunità internazionale” ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato, Patrick Ventrell. Molte sono le preoccupazioni sulla questione siriana post Assad, una tra le più temibili l’eventuale passaggio dell’arsenale bellico dalle mani del governo ad Al Qaeda.

Irene Fini