La svolta di Ingroia: Lascio Palermo per il Guatemala

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:08

Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, starebbe già preparando le valige per il Guatemala. Il togato siciliano, protagonista di tante polemiche (non ultima quella riguardante le indagini sulla trattativa Stato-mafia), avrebbe, infatti, deciso di accettare l’offerta delle Nazioni Unite, che gli hanno proposto di guidare l’unità d’investigazione e analisi criminale contro l’impunità nel paese centroamericano. “La considero una prosecuzione del mio lavoro in Italia – ha detto ieri alla Stampa Ingroia – In quelle latitudini, i giudici antimafia non vengono ostacolati“.

Bersaglio mobile – “Io non mi sento in guerra con nessuno, però che sia diventato un bersaglio questo lo avverto anch’io”. E’ quanto ha dichiarato ieri al quotidiano La Stampa, il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, a commento delle numerose accuse fioccate contro il suo presunto protagonismo politico. “Non mi appartiene la logica della guerra – ha continuato il magistrato – in questi anni ho cercato di muovermi sempre seguendo gli insegnamenti di Paolo Borsellino”.

Indagini complesse – E incalzato sulla spinosa indagine sulla trattativa Stato-mafia, che ha (tra l’altro) scatenato un casus belli istituzionale col Quirinale“E’ vero che in passato c’è stata qualche incomprensione tra le Procure che indagano sul biennio stragista del ’92-’93 – ha ammesso Ingroia – Ma da tempo ormai il coordinamento funziona a perfezione, come attestato dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso“.

Non tutto è chiarito – “La Procura di Palermo ritiene di aver ricostruito la trama e lo svolgersi di questa trattativa – ha aggiunto il togato – di aver individuato i principali protagonisti, ma non ancora tutti coloro che hanno avuto un ruolo nella trattativa. Rimangono ancora dei buchi neri; dobbiamo superare l’omertà in Cosa nostra e le reticenze nel mondo istituzionale di quel tempo”.

La trasferta in Guatemala – E sull’offerta dell’Onu di trascorrere un anno in Guatemala a capo dell’unità investigativa contro l’impunità: “La proposta la considero una sorta di prosecuzione della mia attività in Italia – ha spiegato il procuratore aggiunto di Palermo – In quelle latitudini, per fortuna, i giudici antimafia italiani sono apprezzati anziché denigrati e ostacolati”.

Maria Saporito

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