Trattativa, Napolitano: Non ho nulla da nascondere

Nella tradizionale cerimonia del ventaglio – nel corso della quale il capo dello Stato ha salutato la stampa parlamentare in vista dello stop estivo – Giorgio Napolitano è tornato a parlare del “braccio di ferro” ingaggiato con i giudici palermitani sulle indagini che riguardano la presunta trattativa Stato-mafia. “Non ho nulla da nascondere, ma un principio da difendere”, ha scandito l’inquilino del Colle in uno dei passaggi focali del suo intervento.

Equilibri da definire – “La decisione che nei giorni scorsi ho preso, di sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale, è stata dettata – fuori da qualsiasi logica di scontro – dal dovere di promuovere un chiaro pronunciamento, nella sola sede idonea, su questioni delicate di equilibri e prerogative costituzionali, ponendo così anche termine a una qualche campagna di insinuazioni e sospetti senza fondamento e al trascinarsi di polemiche senza sbocco sui mezzi di informazione”. Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della rituale cerimonia del ventaglio che si è svolta ieri al Quirinale.

Nulla da nascondere – “Non ho nulla da nascondere, ma un principio da difendere, di elementare garanzia della riservatezza e della libertà nell’esercizio delle funzioni di capo dello Stato – ha continuato nel suo discorso Napolitano – Mi spiace che da parte di qualcuno non si intenda la portata di questa questione”. Un chiaro riferimento alle “bordate” sparate con veemenza dai suoi più agguerriti detrattori (tra tutti, il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro).

Il linguaggio della verità – “Può darsi che la mia scelta non risulti comoda per l’applauso e mi esponga a speculazioni miserrimeha rincarato il capo dello Stato – ma non è stato semplice neppure richiamare senza infingimenti, come da tempo faccio, l’aggravarsi dei problemi del paese e l’urgere dei cambiamenti e dei sacrifici da compiere. E tuttavia – ha aggiunto l’inquilino del Quirinale – continuerò a non cedere ad alcuna tentazione di discorsi facili e di confortevoli opportunismi. Parlare un linguaggio di verità e di responsabilità – ha concluso – è parte dei doveri del presidente”.

Maria Saporito