G3: il meglio della chitarra su un solo palco a Vigevano (foto)

Al Castello sforzesco di Vigevano approda il progetto G3, un altro imperdibile appuntamento con il rock mondiale. G3, acronimo di Guitar Three, è un progetto concepito dal chitarrista Joe Satriani, con l’obiettivo di unire i tre migliori chitarristi del mondo per realizzare una serie di concerti in tutto il mondo. Satriani è infatti il perno portante, attorno al quale ruotano diversi chitarristi come Eric Johnson, Uli Jon Roth, John Petrucci e molti altri. Per la tournée in questione la formazione è composta da Steve Vai, compositore solista che in passato ha fatto parte di numerose band tra cui gli Whitesnake e Steve Morse, attuale componente dei Deep Purple.

Sono tantissime le persone accorse al concerto, probabilmente più interessante dell’intera rassegna “10 giorni suonati”: nella splendida Piazza Ducale, cuore pulsante della cittadina Pavese, si staglia un lungo serpentone di fan pronti ad accedere all’evento.
Alle ore 20 è il momento del primo artista: Steve Morse prende posto sul palco tra gli applausi e i saluti dei tantissimi presenti. Tra i tre chitarristi, Morse è sicuramente il più timido e meno abituato ad essere il leader on stage, la sua performance è comunque di altissimo livello con assoli e tecnicismi di altissimo livello. Spesso durante la performance Morse ingaggia “sfide” a suon di note con il bassista che lo accompagna, Dave LaRue, suo storico compagno di avventure musicali. Sono pochissime le parole accennate nei quarantacinque minuti di liveset, qualche ringraziamento, i soliti saluti, ma soprattutto due parole spese per dedicare un brano al suo compianto amico e collega Jon Lord, anima dei Deep Purple, venuto a mancare qualche giorno fa.

Il tempo di sistemare il palco con i nuovi strumenti ed è già ora del secondo artista in scaletta: salgono sul palco i musicisti e dal backstage il suono crescente di una chitarra incita i fan. E’ Steve Vai con il suo inconfondibile sound a conquistare fin dalle prime note il suo pubblico. L’inizio è scoppiettante, Vai è inarrestabile, si muove, balla sinuoso e suona le sue sei corde con impeccabile bravura. Il buio è calato sullo spettacolare panorama del Castello Sforzesco e le luci onstage amplificano un’esperienza sensoriale davvero speciale. I brani proposti in un’oretta di pura bravura, pazzia e sperimentazione sono “The Audience is Listening”, “The Animal”, “Tender Surrender”, “Building the Church”, “Whispering a Prayer”, “The Crying Machine” e “For the Love of God”.
Steve Vai incita il pubblico a partecipare ritmicamente alla performance e scherza spesso con loro, mostrando fiero alcuni accorgimenti estetici delle sue amate chitarre, come ad esempio il manico adornato di led blu, oppure il ponte incastonato di lucine rosse. Vai sperimenta, gioca con il suo strumento con virtuosismi che lo rendono unico nel suo genere e davvero interessante da osservare, anche per lo spettatore meno esperto.

E’ il momento forse più atteso; l’ultima performance è ovviamente anche quella che tutti i presenti stavano aspettando: è Joe Satriani a prendere posto sul palco tra gli applausi di migliaia di appassionati accorsi.
La carica che la chitarra di Joe riesce a trasmettere ai presenti è intensa e coinvolgente. Lo stesso Satriani, solitamente più composto e timido, è in splendida forma: suona con la sua meravigliosa tecnica e pulizia che lo hanno reso così famoso, si muove da una parte all’altra del palco, alla ricerca di applausi e incitazioni.
Tra i brani proposti “Flying in a Blue Dream”, “Crystal Planet”, “Ice 9”, “Satch Boogie” e “Always with Me, Always with You”, suonata con la tecnica del tapping che consiste nell’utilizzare entrambe le mani per suonare delle note direttamente sulla tastiera.

“L’evento non si chiama G1 e nemmeno G2. Questo è il G3!”. È così che Joe Satriani presenta i suoi due amici e compagni sul palco per la festa finale in cui i tre chitarristi mostreranno al pubblico tutta la loro bravura e la loro sintonia. I tre brani proposti sono “You Really Got Me” dei Kinks, “White Room” dei Cream e “Rockin’ in the Free World” di Neil Young.  Il finale è come sempre emozionante con i chitarristi al centro del palco, uno a fianco all’altro, intenti a giocare tra loro e si sfidandosi all’assolo più potente ed emozionante.
Tre ore di concerto, tre ore di bravura, tornando a casa con la consapevolezza di aver assistito ad uno degli eventi più interessanti di tutta l’estate lombarda.

Pier Luigi Balzarini

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Fotografie di Pier Luigi Balzarini