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Risarcimento di millenovecento euro per il tecnico morto mentre montava il palco della Pausini

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Alla madre di Matteo, il giovane trentaduenne che ha perso la vita mentre si accingeva a montare il palco per il concerto di Laura Pausini, è stata corrisposto un assegno la cui cifra ammonta a millenovecentotrentasei euro e ottanta centesimi. La morte bianca è avvenuta tra il 4 e il 5 marzo a Reggio Calabria, mentre il tecnico romano stava svolgendo il proprio lavoro.  Il commento della madre della vittima, Paola Armellini, dopo essersi vista recapitare l’imbarazzante cifra da parte dell’Inail, è stato laconico: «L’unica certezza fino ad adesso è che la vita di mio figlio non vale neanche duemila euro». Chiaramente tale simulacro di “risarcimento” non può che accrescere l’amarezza per quella perdita consumatasi a causa di negligenze oscure che non trovano mai un nome e cognome che si assuma le responsabilità dell’accadimento.

Nemmeno il corrispettivo utile a sobbarcarsi le spese per il funerale è stato riconosciuto ai familiari di Matteo: “Vorrei una spiegazione, non tanto per i 1936,80 euro, ma perché mio figlio è morto sotto un palco e nell’oggetto del pagamento c’è scritto “risarcimento per infortunio e malattia professionale”. È un problema di dignità, Matteo non aveva ancora cominciato a lavorare, gli è caduta in testa tutta la struttura. Non voglio, non ci sto che la morte di mio figlio venga liquidata così.” E’ un problema di dignità: di coloro che tirano le file di un sistema capace di erogare millenovecentotrentasei euro e ottanta centesimi come corrispettivo per una morte bianca senza provare sana vergogna.

Valeria Panzeri