Sanità/Milano: Roberto Formigoni accusato di corruzione dovrà presentarsi in aula

Roberto Formigoni indagato – Trema il Pirellone. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è ufficialmente indagato. Dopo che in queste settimane si sono susseguite indiscrezioni, relative alla sua partecipazione o meno nell’affare relativo ai fondi della Fondazione Maugeri, oggi è arrivata l’ufficialità della sua  presenza nella vicenda, in una nota del procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati.

L’indagine ai danni del Presidente della Lombardia – L’ipotesi di reato ai danni del presidente della Regione Lombardia è quella di corruzione con l’aggravante della transnazionalità nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi neri costituiti attraverso la Fondazione Maugeri. Oltre a Roberto Formigoni, nello stesso processo saranno indagati per fatti commessi a Milano e all’estero dal 2001 al mese di novembre del 2011, con la stessa accusa che pende sul loro capo, Pierangelo Daccò, legato a Comunione e liberazione, Umberto Maugeri, Costantino Passerino e l’ex assessore Dc Antonio Simone, attualmente in carcere nell’inchiesta sulla sanità lombarda. Il governatore lombardo è stato invitato a presentarsi davanti ai pm di Milano nei prossimi giorni, per rispondere alle accuse nei suoi confronti.

Inchiesta sulla Fondazione Maugeri – L’inchiesta sulla Fondazione Maugeri ruota attorno a 70 milioni di euro presi dalla fondazione sanitaria, che sarebbero stati usati per costruire dei fondi neri che servivano per pagare alcuni benefit concessi a Roberto Formigoni, quali vacanze, cene e soggiorni all’estero. Stando alla ricostruzione dei pm milanesi, Formigoni avrebbe ricevuto dall’uomo d’affari Pierangelo Daccò circa nove milioni di euro di ‘utilità’, tra cui viaggi, passaggi in barca e uno sconto per l’acquisto di una villa in Sardegna da parte di un suo amico di Comunione e Liberazione. In cambio, secondo le prime ipotesi degli inquirenti, la Regione Lombardia avrebbe approvato delibere in favore della Fondazione Maugeri, facendo aumentare i rimborsi a suo favore per le funzioni ‘non tariffabili’.

Aggravante della transnazionalità del reato – L’aggravante per il Presidente della Lombardia è la transnazionalità del reato, giustificata col passaggio dei suddetti fondi neri in conti segreti tenuti dagli stessi in Svizzera. Secondo l’accusa, infatti, sarebbe stata messa in piedi un’associazione per delinquere che operava anche attraverso conti all’estero, e in particolare in Svizzera e riconducibili a Daccò e al suo collaboratore Giancarlo Grenci.

“Resto a governare la Lombardia” – Solo pochi giorni fa, proprio Roberto Formigoni aveva dichiarato: “Se arriva un avviso di garanzia, riterrei di continuare a governare come stanno facendo tutti i miei colleghi in quelle condizioni”, facendo implicito riferimento ai tanti presidenti di regione che sono indagati in vari processi. E sul suo rapporto con Pierangelo Daccò, il presidente lombardo aveva dichiarato: “Daccò non ha avuto alcun vantaggio dal fatto di conoscermi”.

Maria Rosa Tamborrino