Il consigliere Loris D’Ambrosio stroncato da infarto. Coinvolto nelle indagini Stato-Mafia

Una morte improvvisa quella del consigliere del presidente della Repubblica Loris D’Ambrosio negli ultimi giorni al centro delle polemiche per le intercettazioni legate alla trattativa Stato-Mafia.

L’annuncio è stato dato direttamente dal Quirinale con le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha voluto sottolineare come le insinuazioni che lo avevano investito renda la sua scomparsa ancora più dolorosa descrivendolo come un uomo “infaticabile e lealissimo servitore dello Stato democratico, impegnato in prima linea anche al fianco di Giovanni Falcone nel costruire più solide basi di dottrina e normative per la lotta contro la mafia, così come è stato coraggioso combattente della causa della legalità repubblicana contro il terrorismo”. Napolitano ha espresso inoltre atroce rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto”.

Loris D’Ambrosio, 65 anni, sarebbe stato stroncato da un infarto dovuto a problemi cardiaci di cui soffriva da tempo.  Il nome del consigliere giuridico del Quirinale era purtroppo sulle pagine di tutti i giornali per le conversazioni con l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, indagato per “falsa testimonianza”, inchiesta che poi si è spostata su altre telefonate che coinvolgono anche il presidente della Repubblica. L’attenzione su questo nodo storico italiano è altissima perché passati vent’anni dalla morte di Borsellino ancora non si è ottenuta alcuna risposta su chi abbia effettivamente partecipato alla trattativa Stato-Mafia, perché quella è sicuro c’è stata.

Irene Fini