Sequestro Ilva, il pg Vignola: “Nessuna alternativa”

Sequestro Ilva, VIgnola – Otto persone arrestate e sequestro di sei impianti dell’area a caldo dell’Ilva. Questo il risultato del provvedimento che ha squassato in quel di Taranto una delle realtà siderurgiche più grandi d’Europa colpevole di non aver rispettato le normative sull’inquinamento. Non si è fatta attendere la veemente protesta di circa 12mila lavoratori metalmeccanici che hanno invaso la città mentre i sindacati Fiom, Fim e Uilm proclamavano lo sciopero ad oltranza. Il pg di Lecce Vignola intanto si è espresso per commentare la vicenda: “è un provvedimento estremamente sofferto e la sofferenza si coglie in ogni rigo“, ha detto.

Sequestro sofferto ma necessario – Lo stesso Vignola ha poi proseguito, precisando che non c’erano altre vie percorribili se non quella del sequestro della struttura: “Il lavoro dei periti è stato ineccepibile: non c’era altra strada se non il sequestro, non c’era possibilità di adottare altri provvedimenti. Le responsabilità politiche, amministrative, economiche non spetta a noi cercarle. Abbiamo operato nel recinto delimitato dal Codice. Non può esserci un bivio per la magistratura tra la tutela del posto di lavoro e la tutela dell’ambiente. Esiste l’obbligatorietà dell’azione penale e la necessità di perseguire i reati“. Pare che l’impianto tarantino rispettasse alla lettera tutte le normative durante il giorno e che invece la notte le trasgredisse frequentemente: “ciò è confermato da rilievi fotografici eseguiti per 40 giorni nel corso dell’inchiesta, l’azienda non può fare una ‘imbiancata’ o interventi di facciata. Ricordo i morti sul lavoro di Marghera e Genova. I nostri morti non sono di serie B, hanno diritto di essere tutelati“.

R. A.