Diaz, parla un ex comandante: Fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:30

Vincenzo Canterini, all’epoca dei fatti comandante del Primo reparto mobile di Roma, ha scelto di affidare le sue memorie, la sua verità a un libro “Diaz”,scritto con i cronisti del “Giornale” Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo. “La Diaz fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale per le prese in giro dei black bloc – scrive Canterini – . Un tentativo, maldestro, di rifarsi un’immagine e una verginità giocando sporco, picchiando a freddo, sbattendo a Bolzaneto ospiti indesiderati assolutamente innocenti”. L’irruzione nella scuola genovese come si legge nelle pagine del libro è stata una “macellerie indiscriminata” e voluta, Canterini accusa anche le alte sfere del Viminale di voler semplicisticamente scaricare le responsabilità su coloro che, come lui, rispondevano ad altri ordini. Smentisce le tesi proposte: all’interno della scuola ci furono gravi atti di resistenza a cui però il VII Nuncleo non ha mai risposto con pestaggi indiscriminati, come invece è stato fatto da altri colleghi.

Canterini è convinto di un’altra tesi, quella della presenza del Gos, il Gruppo operativo speciale, e racconta: “I fantasmi del Gos, come i mazzieri in abiti civili, diversi da noi per minimi dettagli cromatici su caschi e cinturoni, avevano un tratto distintivo comune: il volto irriconoscibile, coperto da foulard o mefisti. Solo per questo l’hanno scampata”. Nelle sentenze ormai definitive a cui si è arrivati dopo anni nessun reparto invece è stato escluso dai pestaggi. “L’operazione fu decisa dai vertici del Viminale – sostiene Canterini – soprattutto per esigenze politico-mediatiche, per riscattare la pessima figura nella gestione dell’ordine pubblico nelle due giornate di manifestazioni del G8. E ancora: “Sotto la scuola di via Battisti finirono per radunarsi circa 400 poliziotti di tutti i reparti che, esasperati e stravolti da due giorni di scontri, trasformarono la perquisizione in una spedizione punitiva, in una vendetta cieca contro i manifestanti”.

Irene Fini

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