Il Ministro Severino: “Per D’ambrosio l’inchiesta era un peso insopportabile”

D’ambrosio, ministro Severino – La morte di Loris D’ambrosio ha scosso tutto il mondo politico. Il Capo dello Stato in primis è stato ripreso in lacrime mentre poggiava una mano sulla bara al termine del funerale: era forte il legame tra Napolitano e lo stesso D’ambrosio. A parlare adesso è il ministro Severino, che spiega come per il consigliere hanno molto pesato le accuse nei suoi confronti: “Era insopportabile il peso di vedersi addebitata l’accusa di avere mancato ai propri doveri, assolti, invece, sempre con proverbiale scrupolo e chiara lucidità. Ma non ha nutrito acredine per quanto veniva ingiustamente detto e scritto su di lui“.

Stima dei colleghi – Le sofferenze di D’ambrosio, specialmente nel periodo in cui gli sono state mosse con maggiore veemenza, possono aver pesato in maniera decisiva sulla sua salute. D’ambrosio aveva persino consegnato le proprie dimissioni al Capo dello Stato che però le aveva respinte, dimostrando vicinanza al proprio consigliere manifestandogli apprezzamento per il suo lavoro. Prosegue il Guardasigilli: “D’Ambrosio ha molto sofferto. Non riusciva a capacitarsi come potesse essere accusato, con tanta veemenza, di aver voluto interferire su indagini in tema di mafia, proprio la materia che aveva costituito il centro di un suo impegno così intenso“. Le fa eco il procuratore generale della Cassazione Ernesto Lupo, che invita a smorzare i toni piuttosto che acuirli quando si parla di giustizia: “Il sospetto facile e superficiale ha anche l’effetto di esasperare il clima e così si rischia di non distinguere tra chi compie e chi combatte. La mancata considerazione della storia personale può generare equivoci drammatici che provocano sofferenze. Insomma, per dirla con le parole di Severino, la cultura del sospetto provoca danni“.

Rosario Amico