Risarcimento morte Matteo Armellini: l’Inail ha le mani legate

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:07

Ha fatto rabbrividire la notizia circa la somma versata alla famiglia di Matteo Armellini, corrispondente a millenovecento euro, in seguito all’incidente mortale in cui il giovane ha perso la vita mentre stava lavorando all’allestimento del palco di Laura Pausini. L’Inail non ci sta e decide di puntualizzare le motivazioni di quel versamento, coglie inoltre l’occasione per chiedere a gran voce una revisione delle norme alle quali è chiamata ad attenersi: risalenti alla metà degli anni Sessanta; spiega, inoltre, che l’importo versato non è un risarcimento, bensì il contributo alle spese per il funerale: previsto in ogni caso.

Luigi Sorrentini, direttore centrale Prestazioni dell’Istituto fornisce alcuni importanti chiarimenti e sottolinea la correttezza del comportamento tenuto dall’INAIL nella vicenda dell’operaio romano. “Quando un lavoratore perde la vita – spiega Sorrentini – si tratta sempre di verificare se lascia dei superstiti che hanno diritto alla rendita prevista per legge e, se la risposta è affermativa, di calcolare a quanto può ammontare.” In mancanza di coniuge e figli, anche a genitori, altri ascendenti, fratelli e sorelle può spettare una rendita. Ma solo nella misura del 20% e solo se convivevano con il lavoratore deceduto ed erano a suo carico. “Lo scopo della legge – precisa a questo proposito Sorrentini – non è quello di risarcire i familiari del danno derivato dalla morte del lavoratore, quanto piuttosto di offrire ai superstiti i mezzi di sostentamento venuti a mancare dopo la sua morte. Nel caso di Armellini, però, non è risultato che contribuisse al mantenimento della madre, alla quale abbiamo potuto erogare soltanto l’assegno funerario una tantum di 1936,80 euro“.

Tutto a norma di legge, dunque, ma il Testo Unico risale a più di quarant’anni fa e l’INAIL ha proposto più volte di introdurre alcune modifiche legislative per adattarlo alla realtà contemporanea. “Alcuni degli operai morti nel rogo della Thyssen, per esempio, avevano delle conviventi con cui non erano sposati, alle quali la legislazione attuale non prevede l’erogazione di alcuna rendita“.
Insomma, l’Inail ha le mani legate in tal senso, l’unica via utile è quella di denunciare i limiti di una legge che, sicuramente, necessita una revisione, se non una rivoluzione.