Londra 2012, bambini brutalizzati: il rovescio delle medaglie cinesi

Londra 2012 – Anche a Londra, come in ogni Olimpiade, la Cina sta dimostrando di essere una superpotenza dello sport. Ad oggi le medaglie conquistate dalla delegazione asiatica sono già 47: perfino gli Stati Uniti – primi perché hanno centrato due ori in più, 23 a 21 – in bacheca hanno finora una medaglia in meno. Per le altre Nazioni l’obiettivo massimo è la virtuale medaglia di bronzo: la Gran Bretagna padrona di casa, terza in classifica, è “appena” a quota 25. Del resto, la Cina ne fa una questione d’onore: i Giochi Olimpici vanno vinti, costi quel che costi. Il prezzo più alto, tanto per cambiare, finiscono per pagarlo i bambini, che vengono costretti ad allenamenti massacranti fin dalla tenera età.

Allenamenti disumani – Lunedì scorso, la nuotatrice cinese Ye Shiwen, appena sedicenne, ha vinto i 400 misti con il record del mondo negli ultimi 50 metri dello stile libero: “Impossibile che sia andata più veloce di Ryan Lochte e Michael Phelps“, gridarono allo scandalo gli Stati Uniti, adombrando il sospetto del doping. Forse le sostanze illecite non c’entrano, forse il doping è di un altro tipo. Per primeggiare nello sport, la Cina ha scelto un sistema decisamente più brutale: costringere i bambini ad esercizi durissimi, ai limiti della sopportazione, in palestre che finiscono per essere dei veri e propri campi di addestramento. “Dobbiamo battere gli Stati Uniti, dobbiamo arrivare primi“: ne vale davvero la pena?

Pier Francesco Caracciolo