La spending review è legge, 371 i voti a favore

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:17

La spending review è legge – L’aula della Camera ha approvato in via definitiva il tanto discusso decreto sulla spending review, con 371 voti favorevoli e 86 contrari, mentre sono state 22 le astensioni. L’esecutivo è stato battuto a Montecitorio su un ordine del giorno al decreto, a firma di Alfredo Mantovano, sulle risorse da destinare a giustizia e sicurezza. Lasciando l’Aula, diversi parlamentari del Pdl hanno però ammesso che si è trattato di un voto di protesta contro le parole del premier Mario Monti al Wall Street Journal sullo spread e il governo Berlusconi. Qualche malumore l’ha espresso anche il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, secondo il quale “questa spending review qualche imperfezione ce l’ha. Ci sono cose che vanno un po’ riviste, come sulla scuola. Si tratta di tagliare gli sprechi ma non la spesa sociale. A partire dalla legge di stabilità ci aspettiamo che si possa fare qualche correzione”Nettamente contraria l’Italia dei Valori, che ha votato ”contro questo provvedimento e nega la fiducia a questo governo”. Per il leader Idv, Antonio Di Pietro, si tratta di un provvedimento incostituzionale che il presidente della Repubblica avrebbe dovuto respingere, ma oggi “Giorgio Napolitano è uno ‘sconosciuto’, nel senso – ha dichiarato l’ex pm – che mi è difficile riconoscerlo nel suo atteggiamento attuale”.

I tagli della spending review – La prima fase operativa della spending review assicurerà allo Stato italiano risparmi pari a 4,5 miliardi nel 2012, a 10,9 miliardi nel 2013 e a 11,7 miliardi nel 2014. Con le risorse che si raccoglieranno, l’esecutivo sarà in grado, nelle previsioni, di ridurre l’indebitamento netto del 2012 di circa 600 milioni, rinviando al secondo semestre del prossimo anno l’aumento delle aliquote Iva previsto dal mese di ottobre, assicurando il pensionamento anticipato ad altri 55.000 esodati, finanziando spese “indifferibili” per oltre 2 miliardi nel prossimo anno e destinando 1 miliardo sia nel 2013 sia nel 2014 alle zone di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna recentemente colpite dal terremoto. Quanto al riordino delle Province, gli enti dovranno essere ridotti ma con un “riordino” e non una “soppressione”: restano i requisiti minimi di popolazione e territorio, che eliminano le amministrazioni più piccole, mentre per i Comuni che vogliono cambiare Provincia dovrà esserci contiguità territoriale. Entro 90 giorni ogni Regione dovrà trasmettere al governo una proposta di riordino.

R. E.

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